Venerdì 9 gennaio alle 16.30, presso l’aula magna del Liceo Classico, verrà presentato il nuovo libro del professore Matteo Di Figlia, dal titolo “Bandiere e lenzuoli”. L’autore dialogherà con il professore Antonino Blando e a moderare l’incontro sarà il professore Francesco Caparrotta.
Il libro “Bandiere e lenzuoli” indaga attraverso una attenta analisi storica quello che è il movimento antimafia, dalla sua nascita fino ai nostri giorni. “La nascita vera e propria di un movimento antimafia possiamo collocarla a partire dagli anni ’70 del XX secolo” – spiega l’autore –“è da quel momento, infatti, che si creò una convergenza di forze politiche e civili di ogni orientamento che insieme cominciarono a costituire un primo nucleo di quello che sarebbe stato poi il movimento”.
Il testo, edito nel 2025 da Donzelli Editore, nasce quasi per caso “In realtà ‘Bandiere e lenzuoli’ nasce da una ibridazione con degli studi sulla memoria, e in particolare sulla memoria relativa alla shoah, che stavo conducendo. È un dibattito storiografico noto quello che vede nella nascita del discorso sulla memoria della shoah un punto di svolta per tutti i discorsi memorialistici. È come se dopo quel momento, ogni argomentazione sulla memoria diventasse molto più potente che in passato”. Come tiene a precisare il professore Di Figlia, è solo recentemente che gli stati nazionali si sono fatti promotori di una liturgia pubblica sulla memoria basata quasi sempre su eventi traumatici per la società “La memoria non è un piano inerte, c’è bisogno che qualcuno la indirizzi, la guidi. Essa non è un valore assoluto che è sempre esistito, ma è nato piuttosto nell’ultimo ventennio del XX secolo”.
Il movimento antimafia nasce proprio all’interno di questo contesto, in cui lo Stato si fa promotore di giornate commemorative volte a preservare la memoria della collettività. In quest’ottica è possibile rintracciare una sorta di parallelismo tra quella che è la memoria per la shoah e quella che è la memoria per i caduti per mano della mafia “Fu già Antonio Calabrò nella metà degli anni ’80 ad accostare il maxi processo di Palermo al processo di Lione contro il generale nazista Klaus Barbie”.
Il professore Di Figlia continua “Ho individuato due periodi distinti all’interno del movimento antimafia; il primo va dagli anni ’70 al 1992. È questo il periodo in cui la mafia uccide tantissimo, in cui il numero di martiri (se vogliamo usare un termine con una accezione religiosa) sale vertiginosamente. Dal 1992, con la strage di Capaci e di via D’Amelio,
cambia qualcosa, il numero dei caduti rallenta. Le due stragi sono eventi così traumatici che fungono da spartiacque tra ciò che era il movimento dell’antimafia prima e ciò che sarebbe stato da quel momento in poi. Il discorso sulla lotta alla mafia diventa sempre più pubblico, complice anche l’ascesa delle televisioni commerciali, la risonanza mediatica del maxi processo e la conseguente caduta della Prima Repubblica. Inoltre, la sua grammatica di base, costruitasi attorno a forme di memoria che diedero a funerali e commemorazioni un senso collettivo, si ibridò con le nuove raffigurazioni della Shoah, ormai divenute il principale riferimento per ogni discorso memorialistico”.
All’interno del libro, viene analizzato l’importante lavoro di Libera che promuove una cultura dell’antimafia più nazionale e volta a commemorare non solo i caduti per mano della mafia ma tutte le vittime “Includere all’interno delle commemorazioni non solo coloro i quali sono morti perché volontariamente e consapevolmente esposti al rischio, ma anche tutte le vittime inconsapevoli, dà una importanza, se vogliamo, ancora maggiore alla lotta alla mafia. Ricordiamo che la Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, è stata voluta e promossa principalmente da Libera, per ricordare a livello nazionale le vittime di mafia, e per rinnovare l’impegno antimafia”.






