La popolazione bagherese negli ultimi anni non è aumentata, anzi si è registrata una diminuzione considerevole di 3 mila unità.
Bagheria quindi è scesa da quasi 56.000 abitanti agli attuali 53.000 circa. La diminuzione è del 5,5%, a fronte di un calo regionale del 4, 1%, è diminuita, in particolare, la popolazione fino a 14 anni (-15,6%) e quella fra 15 e 64 anni (-9,6%), mentre sono aumentati i residenti di 65 anni e oltre (+20%), ricalcando la tendenza all’invecchiamento che caratterizza il paese.
Nel 2023, ultimo censimento con dati sul lavoro, sono stati rilevati a livello comunale 15.042 occupati, il 33,2% della popolazione con 15 anni e più. Tale percentuale è in aumento rispetto al censimento 2011, quando lo stesso indicatore dava il 30,1% (riportato ad una popolazione superiore), ma è inferiore, sempre nel 2023, all’analogo dato della Sicilia (37,6%) e alla corrispondente percentuale nazionale di occupati (Italia 47,3%). Gli inattivi sono 27.208, ovvero il 60% della popolazione con più di 14 anni (Italia 48,7%; Sicilia 56,2%) e, fra loro, quelli che non rientrano fra i pensionati, le casalinghe e gli studenti, ovvero gli inattivi in qualche modo involontari, sono ben 5.907, il 13 per cento della popolazione, a fronte di una quota regionale del 10,2 e di una nazionale del 7,4 per cento. Le persone in cerca di occupazione sono 3.084, il 17% della forza lavoro (Sicilia 14, 3%; Italia 7,8%).
“Il fatto è che il sistema produttivo locale offre sporadiche opportunità -commenta le sindaco Pino Fricano L’agricoltura ha smesso da tempo di essere un settore trainante, dato che sopravvivono solo 455 aziende che occupano 220 unità di manodopera non familiare, 140 delle quali in forma saltuaria (Censimento 2020), mentre le unità locali delle imprese attive extra-agricole, nel 2023, sono 60,1 per ogni mille abitanti a Bagheria, 66,8 in Sicilia e 87,1 nella media dell’Italia. In complesso, si contano 237 unità della manifattura che dichiarano un migliaio di addetti, 360 nelle costruzioni con 1.200 occupati e 884 esercizi commerciali e affini per un totale di 2.400 addetti. Questi settori extra-agricoli, nell’insieme, sono diminuiti, come unità, dell’8% in 10 anni e cresciuti, come addetti, nella stessa misura, soprattutto a causa della crisi dei piccoli esercizi commerciali, sostituiti dalla grande distribuzione.”
Molto meglio sono andati alcuni servizi diversi dal commercio: quelli di alloggio e ristorazione, 204 unità e 741 addetti, sono cresciuti rispettivamente del 36 e del 60 % sul 2012; le attività professionali e gli studi tecnici, 535 unità e 803 addetti, hanno avuto aumenti ancor più rilevanti (+65,1 e +83,3 per cento); quelle del comparto sociale e sanitario, 359 unità e 937 addetti, registrano una crescita altrettanto notevole (+78,6 e + 30,7 per cento rispettivamente).
“Il ruolo dell’intervento pubblico non si limita, del resto, alla sanità e va indagato con attenzione -continua Fricano Nell’ultimo quinquennio, la spesa sociale è aumentata dello 0,2% mentre quella regionale del 19,3%. Dentro quest’andamento, quella per gli anziani è diminuita de di -0,4, mentre quella regionale è aumentata del +3,8%.Nello stesso periodo la spesa istituzionale, sindaco, assessori e consiglieri, è aumentata del 4,7%, così come è aumentata la pressione fiscale e contributiva.
In sintesi la popolazione diminuisce ed invecchia, indicando un declino socio-economico della nostra comunità, la spesa per gli anziani diminuisce, mentre quella per indennità ai rappresentanti istituzionali aumenta, indicando l’aumento dei privilegi per l’élite politica e le clientele, finanziata dall’aumento della pressione fiscale che non dà nulla alle fasce più deboli.
La situazione economica presenta un aumento dei contribuenti da lavoro dipendente ed una diminuzione di quelli da lavoro autonomo e d’impresa, questo pare prefigurare un declino delle attività economiche locali ed un’economia basata sul lavoro legato alle attività terziarie e più specificatamente alla pubblica amministrazione. Sono dati non incoraggianti, che paiono confermare un declino legato all’affermarsi, come ho scritto precedentemente, dei politicanti sui politici, di chi, con politiche clientelari guarda alle prossime elezioni, cercando di mantenere il consenso in quel 50% di elettori che ancora vota, piuttosto che guardare al bene comune con una visione strategica del futuro della comunità.
Questo è quello che ho sostenuto all’incontro sul libro di Baffa, che racconta gli ultimi 25 anni di politica locale, parlando di 4 sindaci che hanno provato ad innovare la cultura politica della prima repubblica e due che si sono posti in continuità con quella: Biagio e Filippo.
Non che la politica fino al 90 fosse tutta negativa e quella del trentennio successivo tutta positiva. Come ho detto più volte, rimpiango figure come Berlinguer, Veltroni e La Torre, da un lato, De Gasperi, Moro e Mattarella dall’altro lato, ma l’ultimo ventennio della prima repubblica, a parte tangentopoli, ha portato il debito pubblico dall’85% al 130% del PIL, così come l’ultimo governo Berlusconi ci ha portati al default, aprendo la stagione dei governi tecnici per risanare i conti.
Quindi non mi piace la politica che tira a campare con le mance, come dicono a Roma “a frà che te serve”, come fu quella del CAF (Craxi, Andreotti, Forlani) e poi del berlusconismo, mi piace quella che ha visione, sostiene l’economia produttiva e le fasce più deboli, occorre quindi lavorare per l’inclusione dei più fragili in un contesto di taglio degli sprechi e spesa che favorisca la crescita e lo sviluppo.
Questo a livello locale significa impegno attivo per la sanità pubblica e l’istruzione, accanto ad interventi per la mobilità sostenibile ed il miglioramento dei servizi e della qualità della vita. l’invito purtroppo va posto trasversalmente, sia alla destra che alla sinistra, nessuno pare occuparsi con lungimiranza di ciò che effettivamente serve alla comunità.
Non servono appelli demagogici all’assenza dell’ospedale bagherese, quando ci si sveglia dal torpore amministrativo solo a seguito delle pressioni dell’associazionismo locale e, per il rotto della cuffia, si riesce a recuperare il finanziamento per la casa di comunità e quella della salute.”
(1) Tutte le informazioni di seguito riportate sono di fonte Istat: https://esploradati.istat.it/databrowser/#/it. Ha contribuito a selezionarli il Dott. G. Nobile, già dirigente del Servizio Statistica della Regione Siciliana.







