La Procura di Termini Imerese ha chiesto il rinvio a giudizio degli otto indagati, per la strage di Casteldaccia, in cui morirono 5 operai, per le esalazioni tossiche in una cisterna lungo la strada statale 113.
I rinvii a giudizio sono per sei persone fisiche e due società, per l’incidente sul lavoro in cui il 6 maggio del 2024 morirono i cinque operai, soffocati dai gas tossici mentre erano impegnati nello spurgo di una vasca fognaria dell’Amap. A decidere se mandarli a processo sarà il giudice Alessandra Marino, che ha fissato l’udienza preliminare per il 17 marzo.
Per la partecipata del Comune che gestisce il servizio idrico e fognario in città e in molti centri della provincia, compaiono Wanda Ilarda, responsabile dell’ufficio appalti; Salvatore Rappa, responsabile del procedimento; Girolamo Costa, capo del servizio prevenzione e protezione; Sergio Agati, direttore dell’impianto di Casteldaccia; e Gaetano Rotolo, all’epoca direttore dei lavori.
Con loro è indagato Nicolò Di Salvo, legale rappresentante della Quadrifoglio Group, la ditta di Partinico che aveva ricevuto il subappalto da centomila euro per la rimozione dell’ostruzione nella condotta. Per tutti l’accusa è di omicidio colposo plurimo mentre alle due società, Amap e Quadrifoglio Group, viene a loro volta contestata la responsabilità amministrativa.






