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mercoledì 11 Marzo 2026

mercoledì 11 Marzo 2026

Radicati e Connessi: Svimez certifica che la fuga dei cervelli dal Sud vale 7,9 miliardi di euro

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radicati e connessi nuovo
n
pippo ferrante
6 minuti

In un tempo in cui il successo sembra misurarsi in chilometri — più lontano vai, più sembri avercela fatta — parlare di restare può sembrare quasi controcorrente.
Eppure, è proprio in questa scelta che si nasconde una delle rivoluzioni più silenziose del nostro tempo.

Avete visto che con  Radicati e Connessi raccontiamo chi decide di non fare le valigie.
O chi le ha fatte, sì, ma poi le ha disfatte. Chi ha scelto di scommettere sul digitale, sull’innovazione, sulle competenze, rimanendo nel Mezzogiorno.
Ma per capire davvero il valore di questa scelta, dobbiamo partire da un dato di realtà: i numeri.
Il costo del silenzio: un vuoto da 7,9 miliardi

Secondo l’ultimo report congiunto Svimez – Save the Children, la fuga di competenze dal Sud non è solo una questione culturale o sociale: è una perdita economica concreta.
Si stima che il Mezzogiorno perda fino a 7,9 miliardi di euro in termini di capitale umano e valore potenziale.

Non sono cifre astratte. Sono idee che non diventano imprese. Sono competenze che si formano qui e producono altrove.
Sono innovazioni che avrebbero potuto nascere in Sicilia, in Calabria, in Puglia — e che invece crescono altrove.

Dal 2002 a oggi il trend non si è mai invertito. Nel 2024, secondo gli stessi dati, il 68,8% delle giovani laureate under 35 e il 50,4% dei laureati uomini ha scelto di spostarsi verso il Centro-Nord per trovare opportunità professionali. Numeri che raccontano una dinamica strutturale, non episodica.

Oltre i confini: il richiamo dell’estero
Sempre nel 2024, il 44,7% delle laureate e il 35,2% dei laureati ha scelto l’estero come destinazione.
Non si tratta solo di ambizione. Spesso è percezione di:
– mancanza di opportunità,
– mancanza di ecosistemi,
– mancanza di prospettiva.

E allora partire diventa quasi inevitabile. Un gesto più necessario che desiderato. Ma è davvero l’unica strada?

La resistenza digitale: i pionieri del restare
In questo scenario, emerge un’altra narrazione.
Meno rumorosa e meno celebrata. Ma incredibilmente potente. Lo stiamo raccontando in questi mesi.
È la storia dei “radicati e connessi”: professionisti, imprenditori, docenti, sviluppatori, consulenti, creativi che hanno deciso di costruire qui il proprio centro operativo, pur lavorando con il mondo intero.

Il digitale cambia radicalmente le coordinate del gioco.
Oggi puoi:

  • sviluppare software per clienti internazionali dalla tua città;
  • gestire un e-commerce globale dal tuo laboratorio;
  • lavorare in smart working per un’azienda europea;
  • creare contenuti, consulenze, formazione online partendo da una stanza affacciata sul Mediterraneo.

Il digitale rende possibile una cosa che vent’anni fa era impensabile: essere globali restando locali.

Restare non è rassegnarsi
Restare, oggi, non significa accettare un limite. Significa scegliere di essere parte della soluzione.
Chi avvia un’impresa digitale nel Sud compie un gesto che è insieme imprenditoriale e politico.
Crea  valore economico ed interrompe la narrazione dell’inevitabilità della fuga.
Quei 7,9 miliardi di euro di competenze non sono un destino scritto. Sono una variabile. Possono continuare a uscire.
Oppure possono iniziare a circolare qui.

La nuova geografia del lavoro
Il vero punto di svolta non è solo tecnologico. È culturale. Il lavoro non è più necessariamente legato a un luogo fisico.
La connessione è diventata infrastruttura. L’AI è diventata strumento quotidiano. Le competenze digitali sono leva di competitività.

Ma il territorio resta fondamentale. Perché il territorio offre:
qualità della vita,
radici culturali,
reti relazionali,
identità.

La sfida è far dialogare questi due piani, quello della tradizione e quello della innovazione, delle radici e della connessione.

Una scelta che vale doppio
Chi resta non è meno ambizioso, anzi forse è più coraggioso
Perché sceglie di costruire in un contesto  come quello nostro, significa affrontare:

  • infrastrutture non sempre adeguate,
  • accesso al credito più complesso,
  • ecosistemi meno strutturati.

Ma significa anche poter essere pionieri. Aprire strade. Creare esempi. Ogni impresa digitale che nasce qui è un piccolo antidoto statistico.

I numeri ci raccontano una tendenza. Ma non determinano il futuro. Il futuro lo determinano le scelte.
Capovolgiamo la classica domanda  “perché i giovani vanno via?” e riproponiamola meglio “Cosa serve per rendere il restare una scelta competitiva?”

Secondo noi, servono:

  • investimenti su competenze digitali;
  • sostegno all’imprenditorialità innovativa;
  • connessioni internazionali;
  • ecosistemi collaborativi;
  • formazione continua;
  • infrastrutture adeguate.

E serve una comunità che si riconosca.  Si riconosca anche in una rubrica come questa che non è solo un contenitore di interviste.
È una mappa in evoluzione.

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