Sono stato a visitare “Allegorie” la mostra di disegni a matite proposta dal baariuòto Nino Rizzo il quale da Artista capace di osservare e conservare in sé i paesaggi e “i materiali” della vita e del Mondo – banditi del tutto i canonici rituali applicati in casi analoghi – s’è inventato con sana e dunque matta ironia un gioco di ricomposizione di rovine d’architetture, d’uomini e di cose afferenti a questo ombelico di mondo con la leggerezza e la grazia fanciullesca necessaria alla buona riuscita.
Uno zigzagante percorso del tutto personale, quello di Nino, che si snoda attraverso miriadi di flashback e rimandi con salti alle volte pindarici tra un passato remoto riletto alla luce d’uno stanco quotidiano presente e viceversa.
Una composizione di non so quanti “pezzi” 100×70 che a ben pensarci è un’Opera artistica sola. Assolutamente non scomponibile.
Non più, una volta eseguita. Un po’ come la vita d’un uomo alla quale non può sottrarsi un seppur piccolo e apparentemente insignificante segmento.
E come la vita d’un uomo anche la mostra “Allegorie” ha i suoi momenti esaltanti e quelli di stanca. Ed è bene che sia così. Perché è una Mostra che non va presa assolutamente sul serio perché si scadrebbe nel nostalgico. Essa È. E tanto ci basta.
Grazie Nino.






