Il termine “bullo” lo conosciamo bene: servizi alla televisione molto spesso ci raccontano di episodi talvolta finiti in tragedia. A scuola – i docenti e i ragazzi lo sanno molto bene, ma anche i genitori –
si sprecano le giornate di sensibilizzazione perché il problema emerga e venga dunque subito
segnalato e risolto.
Ho notato però che dizionari ed enciclopedie molto in voga come un Devoto-Oli
cartaceo di discreto aggiornamento oppure la Treccani online siano piuttosto risicati nella
descrizione del termine. Per avere un quadro più preciso, meglio è se si riesce a disporre di qualche
volume di psicologia o di un testo di legge. Il bullo è sì un prevaricatore e un violento (fisico o
psicologico) ma è anche un abile manipolatore, in grado di farsi dei buoni alleati che lo proteggano
e all’occasione di saper “rigirare le frittate” a proprio vantaggio. Ha una carenza empatica che lo
porta a schermarsi e non comprendere il dolore o i danni procurati agli altri, ma anche a fregarsene altamente delle più comuni norme di civiltà (oltre che in certi casi delle leggi vere e proprie).
E qui ritorna la manipolazione: se ne frega delle norme, ma all’occorrenza finge di capirle e addirittura
può essere in grado di aggirarle. Inoltre, tipico del bullo è reiterare allo sfinimento gli stessi
comportamenti. «Non mi hanno beccato questa volta, posso rifarlo».
Ipotizziamo che un individuo, spalleggiato da qualche suo pari, in una posizione di forza – non
tenendo in considerazione alcuna norma costituita né nessuna autorità al suo di sopra – pigli e
commetta un atto di violenza verso qualcuno di più debole. E poi ci dica: «sì, ma l’ho fatto solo
perché quell’individuo, più debole di me, a sua volta era un poco di buono: stava facendo del male».
La scusa è apparecchiata: quello che ha fatto va bene. Lo può rifare. Quello è un bullo.
Ora ipotizziamo che un gruppo di individui, abituati a non rispettare alcun senso civile, per
l’ennesima volta faccia quello che ha già fatto in altri luoghi: casino. Sono tanti, sono forti, lo hanno
già fatto e possono rifarlo. Quelli sono bulli.
Il primo caso, assomiglia spaventosamente a quello che il Presidente degli Stati Uniti ha fatto con il
Venezuela e ieri con l’Iran. Il secondo, assomiglia spaventosamente a quello che, si dice, abbiano
fatto alcuni giovani bagheresi (o altri autoctoni, comunque vicini) nei pressi del nuovo McDonald in
paese. Sono bulli e nient’altro. Abituati a farla franca. E l’uno giustifica l’altro in un tossico esempio
di come la forza, anziché il diritto, sia ormai la soluzione per le cose del mondo. Questo è il loro
tempo. Se non ci diamo una svegliata.






