Do le spalle alla fontana e alla facciata della chiesa. Sono fermo. Mi trovo in asse col corso Umberto I, ‘ntisu per tutti – da che esiste – ù stratunièddu.
Mi colgono da est i primi bagliori dell’alba che sta sorgendo, intanto che con lo sguardo e con la mente raggiungo l’ultimo piano del palazzetto sulla mia destra adiacente nnì “sutta l’àjicu”, i locali a piano terra del quale diedero vita sino agli anni ’90 al bar Aurora.
I ricordi prendono a galoppare veloci mentre raggiungo l’angolo che quel primissimo tratto del corso fa con piazza Sepolcro, lì dove una volta esisteva la minuscola ma frequentatissima chianca dei fratelli Di Quarto, Nòfriu e Mimmèttu. Vengo così a trovarmi sul marciapiede di fronte al bel portoncino in legno verniciato (al civico 10) dietro al quale s’innesca la ripida scala che conduce a quel “famoso” ultimo piano terrazzato.
Sì, proprio quell’ultimo piano “ritirato” (poiché allora dotato di una bella terrazza che s’affacciava sul corso e da cui i proprietari potevano ammirare in maniera privilegiata la festa del Santo Patrono e il relativo passìu) che alle 18.00 esatte d’un imprecisato giorno di luglio del 1977 vide nascere una delle radio libere più iconiche di questa cittadina: Radio StereOnda Bagheria con la primissima trasmissione in diretta (andata in onda in stereofonia sui fortunati 96.500 Mhz) della cerimonia d’inaugurazione (*) della neo stazione radiofonica condotta da un effervescente “Lillo” Rizzo assistito alla consolle da Filippo Tripoli e alla presenza dell’allora Sindaco Prof. Angelo Canzoneri e di tantissime altre persone invitate e presenti alla benedizione dei locali officiata da Padre Salvatore Lo Bue.
Ricordo il giorno in cui – giusto una settimana prima dall’inaugurazione – tutti assieme montammo l’antenna sul tetto del torrino scala o di quando oltre alla “Sala 1” (quella per intenderci tappezzata da centinaia di “porta uova” in cartone pressato da cui si trasmetteva per la gran parte dei programmi “in diretta”) si ultimò anche la “Sala 2” (quella cosiddetta di registrazione; piccolina
il giusto e anch’essa interamente tappezzata di “porta uova”, con un prezioso balconcino che s’affacciava sul retro, comodo…per chi fumava); e assieme a questi particolari mi sovvengono, uno ad uno – a distanza di quarantanove anni – i volti del gruppo di entusiasti giovanotti, alcuni dei quali non più tra noi, che l’avevano inizialmente costituita e costruita pezzo per pezzo: Nino Ficano, Michele Carnevale, Ignazio La Corte, Enzo Meccariello e Franco Terranova (e mi scuso se ne dimentico qualcuno – gruppo che tre anni prima aveva contribuito in maniera decisiva alla nascita della prima radio libera bagherese) oltre ai nomi di quelli che – come me – dedicarono gran parte del proprio tempo libero al buon andamento e alla qualità dei programmi che arrivò a proporre (dalla musica classica a quella folk internazionale, alla leggera, alla pop music, alla disco-dance non disdegnando informazione e dibattiti) e che ne caratterizzarono fortemente – sino al 1981 – il primo lustro d’attività: da Sergio Carnevale ad Angelina Mineo da Michelangelo Albanese a Maurizio Ficano, da Filippo Tripoli a Bartolomeo Maria “Lillo” Rizzo, da Franco Petralia a Giuseppe “Peppuccio” Bartolone, da Nico D’Amico a …(scusandomi anche stavolta con tutti coloro che non sto citando solo per cattiva memoria), annoverando volutamente per ultimi due pezzi pregiatissimi da novanta che trovarono, seppur per brevi e sporadici periodi, il tempo di cimentarvisi: Beppe Cataldo e Pippo Balistreri (**).
Radio StereOnda Bagheria era stata pensata e creata dalle ceneri di Radio Uno Bagheria (sui 92.500 Mhz) quest’ultima in assoluto la “mamma” di tutte le radio locali che seguirono, non foss’altro perché la primissima radio libera cittadina nata sul finire del 1974 all’interno di alcuni locali dei corpi bassi di villa San Cataldo, sede dei padri gesuiti. Proprio gli anni ’70 videro esplodere l’interesse per questo incredibile fenomeno non semplicissimo da descrivere. A livello nazionale partì sull’onda del ’68 e qui giunse con i soliti cinque anni di “gestazione da profondo sud”. Un fenomeno che nella provincia di Palermo e anche a Bagheria coinvolse sempre più fasce di ascoltatori – giovani, adulti e anziani – di quasi tutti i ceti sociali; non c’era un negozio, un’attività artigianale né tanto meno un’abitazione che non avesse una radiolina sintonizzata sui megahertz preferiti a farsi tener compagnia dai bla-bla-bla degli speakers e ad ascoltare informazione locale, musica, dediche o a intervenire in diretta telefonica.
Quello delle radio libere locali fu senza dubbio un fenomeno di carattere sociale che per poco più d’un ventennio interessò l’intera comunità bagherese, muovendo interessi non solamente economici; fenomeno particolare, penso tra me, che meriterebbe un capitolo narrativo a sé.
Subito dopo l’avvento di Radio Uno Bagheria, di radio libere in questo paese ne nacquero diverse altre, ciascuna con caratteristiche, finalità e destini diversi. E se ci furono talune radio libere a dimensioni micro, cosiddette di “quartiere”, vi posso assicurare che ce ne furono altre dalla frequenza più che incerta addirittura…introvabile ad appena cento metri di distanza dall’antenna d’emissione del segnale! Entrambe le “tipologie” vennero accomunate dalla brevità di durata in vita: pochi mesi. Meteore!
Tuttavia tra il finire degli anni ’70 e buona parte degli ’80 qui a Bagheria ci furono anche radio libere di buon livello, molto ben strutturate e variamente articolate sia su trasmissioni d’informazione con ospiti e dibattiti di vario carattere sia su generi musicali diversificati, arrivando in tal modo ad intercettare interessi molteplici di radioascoltatori con prerogative e gusti differenti; radio libere con una programmazione seria insomma, quanto meno studiata e che si avvalevano di validi collaboratori e di speakers di qualità; stazioni radiofoniche già allora che possedevano requisiti tecnologici sufficienti ad assicurare capacità d’emissione in frequenza di livello semi professionale tali da garantire coperture territoriali davvero importanti.
Tra quelle nate nella seconda metà degli anni ’70 oltre a Radio Uno Bagheria e Radio StereOnda Bagheria mi sovvengono e cito Radio Sud Bagheria e Radio Bagheria Centrale (quest’ultima con sede in piazzetta Verdone, se la memoria non m’inganna) oltre a Radio America Club 98 del “patron” Enzo Scianna, radio che nacque nel 1982 (restando in vita sino al 2010) il cui target individuato riscontrò da subito gran successo tra i giovani e i giovanissimi bagheresi di quegli anni anche perché riuscì ad annoverare negli anni alcuni tra gli speakers più validi che operarono nella provincia di Palermo (cito tra i tanti Gaspare Marchese, Pippo Balistreri (**), Camillo Scaduto, Marcello Santaluna, Tony Fanara oltre alla bravissima Loredana Sarrica) qualcuno dei quali – come Andrea Di Quarto – che appresso sarebbe diventato giornalista di fama nazionale (***).
Poi, così come a livello nazionale, anche in questa cittadina al fenomeno “radio locali” subentrò (e a poco a poco si sostituì) l’onda di gran lunga più eccitante delle tivvù private a far calare, inevitabilmente, un mezzo oblio e un velo di disinteresse sul goliardico e pionieristico mondo “radio locali” così come inteso negli anni ’70-‘80. Ma questa è tutta un’altra storia.
Riprendo la mia passeggiata lungo u’ stratunieddu. Ora di fronte a me i raggi del sole che s’affacciano insistenti da dietro al dosso di via Diego D’Amico si fanno sempre più intensi.
Passa borbottante un mezzo dell’AMB seguito da un’autovettura. Poi un furgoncino, e più distante mi viene incontro corricchiando una coppia di “diversamente giovani” in pantaloncini, scarpette da footing e auricolari che in pochi secondi mi è oltre.
Sono quasi le 6.00 e poco per volta questo paese dà i primi segni di vita. Penso pure che tra poco meno di quarantacinque minuti questo paese comincerà a vomitare fuori tutto il caos da traffico automobilistico possibile e immaginabile. Continuo a camminare e supero l’ex Circolo dei Cacciatori al civico 60, oggi un anonimo outlet.

Mi soffermo scuotendo la testa davanti all’ingresso e alla vetrina (giunto ai civici 68 e 70) di quel che fu a partire dal 1974 Paper House, “il” negozio di articoli di cancelleria, cartotecnica, d’arte e di libri di varia e scolastici che abbassò le saracinesche (…in quel luogo) esattamente vent’anni dopo, lasciandosi dietro un ventaglio di indelebili ricordi per almeno due generazioni di bagheresi e non.
Osservando davanti a me l’anonima attività commerciale che ne ha interamente stravolto la volumetria interna, non posso fare a meno di chiedermi se mai ci possa essere qualcuno che ancora si ricordi della grande doppia altezza che accoglieva i clienti fin dall’ingresso e che si sviluppava per tutto lo spazio del negozio; e della scalinata centrale, incastonata com’era tra i due soppalchi laterali retti da esili montanti in profilati di ferro colorati di un blue scuro sotto ai quali trovavano posto i moderni banconcini modulari bianchi abbinati agli espositori a parete ad ante a vetri, ripiani e cassetti. Sì? Davvero c’è qualcuno che si ricorda? Lo dica nei commenti…
Quella dei soppalchi fu una genialata da “interior design” a firma dell’architetto Alberto Paladino così come sua fu la scelta degli infissi in profilati di metallo lucido per l’ingresso e per la vetrina d’esposizione che tutt’oggi, a distanza di più di mezzo secolo, per fortuna sono ancora rimasti quelli originali. Bellissimi!
Il giorno prima dell’inaugurazione (febbraio ’74) fu Mimmo Pintacuda allora proiezionista al vicinissimo Cine Nazionale, a scattare una sequenza fotografica in b/n degli interni (****) nella quale compaiono, oltre alla giovane proprietaria Provvidenza “Enza” La Tona, anche le giovanissime Liliana Caminiti e Rossella Salerno sua ex compagna di classe, entrambe da appena un anno maturatesi al Liceo Ginnasio “Francesco Scaduto”.
Era ricco di piccoli ma significativi “luoghi” Paper House, uno più affascinante dell’altro. C’era quello dei contenitori a cassetti in legno lucido per l’esposizione dei pennelli artistici professionali dalle setole di varie dimensioni e morbidezza; c’era quello per i tubetti dei colori ad olio professionali della Caran D’ache. C’erano gli espositori a vetro dei pennini della Rotring e dei pennarelli ad acqua – bellissimi! – della marker di Winsor&Newton che con buona dose di fortuna potevi trovare solo da De Magistris dietro piazza San Domenico a Palermo. E poi c’era lui: l’angolo dedicato all’esposizione dei libri di varia; un angolo più che piccolo raccolto e soprattutto ricco di titoli di freschissime novità editoriali. Era all’inizio della scalinata, sulla destra, sotto una porzione di soppalco e si sviluppava in pochi metri quadrati intorno ad un totem centrale i cui incavi fungevano da ripiani dove venivano esposti i libri di minor formato mentre intorno trovavano posto tre espositori che ospitavano il resto dei libri e delle pubblicazioni di maggior formato. Un intero mondo meraviglioso e magico in meno di cinque metri quadrati!
Paper House da subito divenne anche meta e luogo di incontri occasionali “addrìtta addrìtta” attraverso i quali si intessevano in un tutt’uno discussioni serie e banale chiacchiericcio. Infatti veniva spesso frequentata in tutti quegli anni – e non necessariamente per fare acquisti – da artisti, intellettuali, da semplici amici, professionisti e titolari di altri negozi sul corso, in un via e vai continuo tanto che agli orari più disparati non era difficile poterci trovare Raul Aiello, Pippo Zelfino, Onofrio e Minico Ducato, Giuseppe “Peppino” Speciale, Giuseppe Pellitteri, Castrenze Civello, Carlo Puleo, Filippo Maggiore, Silvio Benedetto e Sebastiano Carta (nei diversi periodi in cui si trovarono a Bagheria), Giuseppe “Pino” Rotino, Biagio Napoli, Angelo e Mimmo Gargano, Peppuccio Tornatore, Sebastiano Lo Buglio, Leonardo Restivo e Michelangelo Bonomolo, Tom Di Salvo, Pippo Bonura, Vincenzo “Enzo” Drago, Nino Morreale, Bartolomeo Maria “Lillo” Rizzo, Giovanni Leto, Francesco Sciortino …(scusandomi anche stavolta con coloro che non sto citando solo per cattiva memoria).
Mi sovviene che proprio Liliana Caminiti, oggi illuminata e resiliente titolare della fornitissima “Libreria Interno 95” di via Dante, è memoria storica anche delle frequenti volte in cui vi faceva tappa – con tutta la presenza fisica e la forza gestuale che si portava appresso – Ignazio Buttitta per scambiare qualche chiacchera e nel contempo chiedere con la sua voce dal timbro così particolare se qualcuno avesse acquistato “Il poeta in piazza” (uno dei suoi libri di maggior successo allora da pochi anni pubblicato da Feltrinelli) o altri titoli di sue opere. E ogni volta che la risposta data da Liliana era negativa faceva seguire un’eloquente smorfia di disapprovazione; ma se di contro la risposta fornitagli era affermativa, domandava trepidante quante copie fossero state vendute facendo seguire all’inconfondibile risata di soddisfazione un veloce tocco di mano a sistemare il variopinto copricapo d’origine nord-africana che era solito portare.
(*) – Su Radio StereOnda Bagheria esiste ampia documentazione fotografica (in b/n) realizzata da Franco Terranova in occasione dell’inaugurazione (1977), peraltro visibile sulla sua pagina Facebook.
(**) Per 41 anni Direttore di Palco del Festival di Sanremo.
(***) Baaria Film Festival giunto alla II edizione, villa Cattolica dal 22 al 27 giugno 2026
(****) Su Paper House esiste documentazione fotografica (in b/n) degli interni realizzata (1974) da Mimmo Pintacuda qualche giorno prima dell’inaugurazione; visibile sulla pagina Facebook di Provvidenza La Tona.






