°
___
______
  • Minima ___°
  • Massima ___°
___
______
Luglio 23rd 2026, giovedì
°
   ___
  • TEMPERATURA
    ° | °
  • UMIDITÀ
    %
  • VENTO
    m/s
  • NUVOLOSITÀ
    %
  • ALBA
  • TRAMONTO
  • GIO 23
    ° | °
    Nuvolosità
    %
    Umidità
    %
  • VEN 24
    ° | °
    Nuvolosità
    %
    Umidità
    %
  • SAB 25
    ° | °
    Nuvolosità
    %
    Umidità
    %
  • DOM 26
    ° | °
    Nuvolosità
    %
    Umidità
    %

giovedì 23 Luglio 2026

giovedì 23 Luglio 2026

Il giro, quarta tappa: i Pilastri e nnì Enzu u parrucchièri

Facebook
X
WhatsApp
Email
pilastri
la tona
pietro la tona
21 minuti


Mi trovo a pochi metri dal maestoso Pilone tufaceo che assieme al gemello dirimpettaio (inglobato per quasi tre lati dall’edilizia elencale di corso Umberto I fin dalla metà del ‘800), vengono ‘ntìsi“ì Pilastri”.

Questo importante frammento tardobarocco realizzato nella prima metà del XVIII secolo interamente in pietra d’Aspra (il nostro particolare tufo calcareo dal tipico colore dorato-fiammato, estratto dalle cave locali) appartiene ad un impianto architettonico ben più esteso ed è la testimonianza dell’imponente entrata, delimitata da elaborate cancellate in ferro, che segnava l’ingresso dal confine ovest alla settecentesca tenuta di villa Palagonia.

I Piloni sono un chiaro esempio di “architettura residuale” e di come trecento e più anni di “urbanizzazione” della piana della Bagarìa abbiano profondamente inciso sul loro e… sul nostro destino.
Uno, svettante nella sua colossale magnificenza, è integralmente visibile dall’attacco basamentale a terra (con un breve tratto di muretto basso a profilo concavo che collegava il pilone alle recinzioni laterali) sino alla parte sommitale costituita da fastigi e da gruppi statuari. Ha mantenuto negli anni, per miracolo, un suo spazio urbano autonomo, pur avendo avuto accostato sin dal 1935 un chiosco ‘ntisu “nnì Càjmminu(*) dapprima realizzato in legno, in seguito in muratura, per essere infine definitivamente demolito; e da ventotto anni il fatto di poterne osservare a trecentosessanta gradi ogni sua parte potendo girarci liberamente tutt’intorno, ha ogni volta il sapore d’una “rivoluzionaria” conquista.

L’altro, il gemello dirimpettaio, “Pilastro” in gran parte fagocitato e incastonato all’interno dell’edilizia elencale sorta lungo quel tratto di corso Umberto I, ha il pregio di costituire una fortissima prova testimoniale del variegato quanto misero destino che i beni monumentali troppo spesso – e non solo qui a Bagheria in verità – han dovuto subire in determinati periodi storici.    

Lo studio e il progetto per l’intervento di messa in sicurezza e restauro dei Piloni di villa Palagonia porta la firma dell’Arch. Rosario Scaduto con la direzione dei lavori affidata all’Arch. Maurizio Rotolo della Provincia (**) e venne realizzato tra la metà del 1997 e il 1998 nell’ambito dei programmi di recupero del patrimonio monumentale della Provincia Regionale di Palermo; tale intervento determinò in seguito, tra l’altro con buona lungimiranza, anche la trasformazione di una preesistente cabina elettrica risalente alla fine degli anni ’20 in un Centro Informazioni Turistiche comunale le cui ampie aperture con ante a vetri dai portelloni esterni in legno di castagno restano a tutt’oggi tuttavia sistematicamente…serrate.

Mi soffermo, naso all’insù, ad osservare affascinato l’articolata parte apicale del colossale Pilone per come m’appare tagliata e posta ben a rilievo  dalla particolare luce rarefatta mattutina e nello stesso frangente mi sovviene il contenuto d’una lontana discussione che partendo da una domanda sulla reale estensione dello “stratunièddu”…perveniva, più in generale, alla presa d’atto della diffusa “non coscienza-conoscenza” che i bagheresi hanno avuto siadel patrimonio monumentale cittadino che della miriade di frammenti d’esso disseminati nel territorio.

Ne discutemmo, passeggiando più volte in direzione di villa Palagonia e viceversa, una domenica mattina di parecchi anni addietro (era l’inoltrata estate del 1993, perché il Comune di Bagheria ricordo, era retto già dalla terna commissariale prefettizia Li Greci, Miràula e Rigoli) con Vincenzo Drago. Di ville e palazzi nobiliari, fornici e altane, di certose e archi trionfali, belvederi e guglie, di piloni e giardini storici la maggior parte dei bagheresi era (…è?) solo trent’anni fa del tutto o quasi non cosciente, se non delle volte addirittura infastidita. Incomprensibilmente li guardava (“quando” e “se” li guardava…) senza neppure vederli, senza capirne alcun grado di importanza; erano solo… “pìetri vecchi”, insomma.

Quello della tutela e salvaguardia dei beni monumentali e paesaggistici della piana della Bagarìa ma più in generale dell’intera Conca d’oro, restava ancora in quegli anni un “tema” che la politica nostrana ben poco gradiva e ancor meno digeriva, seppure di contro s’era andato sviluppandosi attraverso più di mezzo secolo di ricerche e conoscenze acquisite, un crescendo di traguardi da parte del mondo accademico e intellettuale raggiunti attraverso l’impegno di grandi figure e personalità di studiosi quali Vittorio Ziino, Edoardo Caracciolo, Giuseppe Bellafiore, Cesare Brandi, Margherita De Simone, Salvatore Boscarino e altri che sicuramente dimentico di citare.

Seppur ignorata dalla maggior parte della classe politica nostrana, cominciava a fatica ad emergere nell’opinione pubblica locale una presa di coscienza su tali questioni tanto che le amministrazioni locali succedutesi a partire dai primi  anni ’80 e d’inizio anni ’90 (ante commissariamento) avevano iniziato a conferire i primissimi incarichi professionali per lo studio e il recupero di alcuni beni monumentali di proprietà comunale “quasi costrette” e un po’ per darne conto alle opposizioni allorché si sarebbe dovuto parlare nei vari Consigli comunali di “piano triennale delle OO.PP.”. Mi pare di ricordare che vennero commissionati tra il 1983 e il 1992: quello per lo studio, il rilievo e il progetto di restauro di Palazzo Cutò all’Arch. Antonio Belvedere da cui, solo qualche anno più tardi, scaturì la prima importante pubblicazione sul complesso monumentale con la prefazione di Gioacchino Lanza Tomasi (***) e quello per il recupero e la riconfigurazione architettonica di Porta d’Angiò e per lo studio e il restauro della Certosa di Palazzo Branciforte-Buteracommissionatoagli Architetti Pasquale Culotta e Giuseppe “Bibi” Leone. E come era avvenuto per i Piloni di villa Palagonia anche lo studio, il rilievo e il progetto di restauro dell’Arco trionfale della SS. Trinità di villa Palagonia (ù Patatièjnnu) venne redatto e in seguito diretto da personale tecnico del Comune (****).

I commissari prefettizi durante quel loro mandato “straordinario” (’93-’95) avevano voluto lanciare per la prima volta a Bagheria la campagna nazionale “La Scuola adotta un monumento” nata a Napoli nel dicembre del 1992 per iniziativa della Fondazione Napoli “Novantanove”. E a tal motivo nel corso di quella passeggiata domenicale si conveniva con Vincenzo Drago sulla fondamentale importanza di coinvolgere per la prima volta in assoluto e in maniera diffusa e programmata le scuole cittadine di ogni ordine e grado, col mirato obiettivo di portare a conoscenza di centinaia e centinaia di giovani bagheresi, anno per anno, il patrimonio monumentale che il loro territorio possedeva. “L’adozione” d’un monumento o d’un suo frammento architettonico da parte di ciascun Istituto avrebbe costituito il pretesto per far finalmente interagire la comunità scolastica tutta col “tema” della conservazione e salvaguardia, provando a far scattar in ciascuno di loro, cittadini di domani, la miracolosa scintilla d’una prima fondamentale presa di coscienza-conoscenza.

Giunti all’altezza del Cinema “Nazionale” (ad una trentina di metri dai “Pilastri”) Vincenzo m’interruppe affermando che se si fosse posta la domanda a ognuno di coloro che in quel momento stavano attraversando in auto e a piedi corso Umberto I: <<Scusi, mi saprebbe dire dove inizia e dove termina u stratunieddu?>> ebbene, il novanta per cento – sbagliando – avrebbe risposto: <<Cumìncia da punta da chiàzza e finisci… nnì Palaunja”>>. Gli risposi con un gesto eloquente della mano che sì aveva proprio ragione e, con un amaro sorriso, aggiunse che a dire il vero forse solo un cinque per cento avrebbe azzeccato la risposta corretta mentre la restante percentuale sarebbe stata data da chi… non ci avrebbe neppure degnati di alcuna risposta! Seguì risata.

Proprio davanti l’ingresso de “La Favorita” mi prese per un braccio, facendo pochi altri passi fino a fermarci giusto all’altezza del “Pilastro” da nove anni ancora ingabbiato da un tralicciato fatto d’arrugginiti tubi Dalmine e tavole di legno semi marcio a scongiurare pericolo per la pubblica incolumità, per dirmi stringendomi la mano: <<Qua, esattamente dove termina u stratunièddu, termina pure la nostra passeggiata. “Tàgghiu pri l’accùrzu” da via Di Pasquale e me ne scendo “adàggiu adàggiu” a casa. Ti saluto Pietro>>.

In verità lì terminò anche la mia di passeggiata perché guardato l’orologio e resomi conto dell’orario, decisi pure io di tagliare “pri l’accùrzu” e tornarmene a casa, per cui finimmo col fare assieme anche la strada del ritorno.

La Scuola adotta un monumento” si tenne più o meno un anno e mezzo dopo, nel 1995, già sotto la neonata amministrazione post commissariale dell’Avv. Giovanni Valentino, e prese corpo attraverso un progetto educativo sul “tema” sposato dall’Assessore alla Cultura Prof. Franco Lo Piparo e sviluppato da funzionari amministrativi e tecnici comunali operanti al Museo Renato Guttuso di villa Cattolica coordinati da Dora Favatella Lo Cascio.

A quell’iniziale e lontana manifestazione educativa son succedute negli anni a venire tante e tante altre analoghe iniziative sul “tema” che hanno notevolmente contribuito alla conoscenza dei nostri beni monumentali grazie anche all’impegno dei professori delle scuole bagheresi di ogni ordine e grado.

 Prima di riprendere la mia solitaria passeggiata mattutina resto ancora qualche altro momento, naso all’insù, a continuare ad osservare ammirato il colossale Pilone sempre più avvolto dalle luci dell’alba che stamattina hanno il potere di farne risplendere gli spigoli delle modanature, delle volute e delle statue in cima, fin quasi a luccicare, trasformandone la pelle tufacea dal color dorato-fiammato in uno quasi carnale e vivo! Ecco – penso – questo che sto ammirando è uno spettacolo urbano decisamente incantevole ed emozionante, carico di quella Bellezza che è capace da sola di compensare il resto; di quella bellezza che non ha prezzo e che è qui, qui a Bagheria, accessibile a tutti noi in maniera…assolutamente gratuita.

E tutto questo allora mi porta a pensare che in questo ombelico di mondo, durante questi trentasei anni da quella passeggiata con Vincenzo Drago…sì, di acqua sotto i ponti ne sia passata tanta; acqua troppo spesso sporca, troppe volte avvelenata ma anche acqua pulita e delle volte limpida e fresca. Acqua, quest’ultima, di cui dovremmo sentire sempre più il bisogno di dissetarcene tornando a riempirne le nostre bottiglie come quando si poteva farlo le domeniche mattine all’”abbiviraturi nnì Cefalà” o nnì ‘Ncruvìna.

I nostri Beni Monumentali come tutti noi del resto, hanno/abbiamo bisogno quotidianamente d’acqua pulita, fresca e limpida per riuscire a far fare il salto di qualità culturale necessario alla loro valorizzazione e, di conseguenza alla nostra. E per un attimo (ma è solo un attimo, giuro!) ho quasi voglia di credere che per una migliore valorizzazione del patrimonio monumentale della Piana della Bagarìa forse occorrerebbe solamente predisporsi ad un bagno di umiltà generale e a un atteggiamento autenticamente positivo da parte di tutti, concedendoci un approccio e un confronto tra tutte le parti interessate non divisivo, ma franco e leale; di confronto sicuramente lungo ed estenuante, battagliato e complesso ma alla fine riconducibile – e a questo bisogna credere – solo a logiche che facciano capo a regole certe già peraltro normate, comuni e chiare per tutti; che vedesse da un lato una Pubblica Amministrazione  finalmente e realmente capace di farsi promotrice d’una concertazione allargata che accomunasse in una “Summa Ipotesi d’Intesa”  (nel pieno e totale rispetto del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio di cui al D.Lgs. 42/2004, delle singole e collettive prerogative di ciascuna parte) l’intero patrimonio monumentale pubblico già fruibile (villa Cattolica, palazzo Branciforte-Butera, Certosa, villa Aragona-Cutò) in uno col patrimonio monumentale privato già fruibile (villa Valguarnera, villa Palagonia, palazzo Galletti-Inguaggiato, palazzo Notarbartolo-Villarosa, villa Sant’Isidoro) per addivenire alla stesura finale di un Documento Strategico Unico d’Intenti che definisca dettagliatamente la metodologia progettuale e operativa degli interventi di valorizzazione culturale e di salvaguardia da seguire nonché quelli di promozione turistica e ricettiva coordinati e sincroni ai primi da intraprendere ai vari livelli strategici necessari a garantire un’offerta di carattere regionale, nazionale e internazionale, divenendone strumento operativo e linea guida.

Si proverebbe così finalmente a volare alti, ma veramente alti, tanto alti da scavalcare a piè pari i micragnosi interessi localistici e i veti incrociati di svariata natura che fin qui hanno determinato questa sorta di mar morto in cui ristagna il nostro patrimonio culturale e monumentale.

Perché son sicuro che i giovanissimi bagheresi di trenta e più anni addietro che allora parteciparono alla prima iniziativa de La scuola adotta un Monumento abbiano finito col maturare una migliore coscienza-conoscenza e una maggior consapevolezza del reale valore che tutti noi dobbiamo dare alle nostre “pietre antiche”, e abbiano imparato da odierni cittadini a coltivarne con serietà la memoria e il giusto rispetto.

Perché i Piloni di villa Palagonia – una volta dismessi i ponteggi Dalmine che per anni li avevano tenuti ingabbiati e restaurati – da trent’anni tutti i giorni tornano a rinascere a nuova vita per come possiamo ammirarli se solo abbiamo occhi per farlo.

Perché se dovessimo rifare agli odierni baariuòti la medesima domanda che trentasei anni fa avrebbe voluto far loro Vincenzo Drago, la risposta: <<Dai “Pilastri” di villa Palagonia alla “punta da Chiazza”>> risulterebbe esatta per una percentuale di concittadini e concittadine sicuramente di gran lunga più alta d’allora!

Perché di sicuro c’è ancora tanto, tantissimo da fare, sicuramente bene e ancora meglio di come sia stato finora fatto.
Perché è necessario che tutti noi crediamo nell’arrivo d’una nuova Primavera per i Beni Monumentali della Piana della Bagarìa.

Riprendo la mia camminata verso piazza Garibaldi.

Sono da dieci minuti superate le sei e mi tocca ancora arrivare all’altezza del Cine Capitol all’angolo con via Pola per poi fare dietro-front e ritornare rifacendo il mio “giro” all’incontrario giù sino alla via Dante, esaurendo in tal modo l’operazione “quattro chilometri al giorno tolgono il medico d’intorno” prescrittami dal buon Giuseppe La Mantia. Bene, allora “avanti, march!”

Poche decine di metri più avanti e mi trovo quasi all’altezza di Palazzo Ugdulena nei decenni rimaneggiatissima sede della casa municipale da troppo tempo in attesa d’essere oggetto di interventi di ripristino del decoro dell’intera facciata.

A proposito di decoro, lì “a tripicièddu”, proprio all’angolo di via Goethe, si poteva trovare ancora sino ai primissimi anni ’80 una parruccheria-profumeria che sin dall’apertura (primi anni ’50) andava per la maggiore: coiffeur pour femmes daEnzo Li Volsi che però per tutti era conosciuto come “nnì Enzu ù parrucchieri”.
Lo ricordo benissimo sebbene fossi abbastanza piccolo perché spesso accompagnavo le mie sorelle più grandi Enza e Isabella a sistemarsi i capelli, finendo però la maggior parte delle volte col farmi tagliare “a caschetto” da Adelaide La Rosa pure i miei di capelli, all’epoca ancora biondi.

Sarà l’aria del mattino ma l’interno di quella parruccheria sarei in grado ancora benissimo di descrivervelo: subito dopo l’ingresso con vetrine ed espositori di profumi e prodotti per capelli ci si veniva a trovare in una seconda sala più grande (quella dove ci stavano tutte le postazioni per le acconciature e per i lavaggi dei capelli) al centro della quale era stata ricavata un’elegante parte ribassata (di poco meno d’un metro e mezzo delimitata da una leggera ringhiera in ferro finemente lavorato a cui si accedeva attraverso una scaletta), dove erano disposte le postazioni con i caschi alternate a tavolinetti bassi su cui trovavano posto decine di riviste illustrate “L’Europeo”, “Epoca”, “Vogue Italia”, vari foto-romanzi e diversi fumetti per noi bambini.

Chissà, mi chiedo, se mai ci sarà ancora qualche signora che si ricorderà di quell’attività e soprattutto della particolare “stravaganza interna” data dalla originale ed elegante “saletta dei caschi” ribassata nnì Enzu ù parrucchieri?

                                                           Fine della quarta tappa

(*) – Arch. Maria Giammarresi “A bròscia nnì Cajminu”, in “Bagheria: Gente, Natura, Architettura, Turismo, Tradizioni popolari” Guida turistica2008-2009 IV edizione edita da Pro Loco “G. Lo Medico” Bagheria [pagg. 252-253].
(**) – Martino Grasso “Bagheria riavrà i settecenteschi pilastri ingabbiati per 13 anni” in “il Nuovo Paese” – feuilleton Aprile-Maggio 1997 [pag. 16].
       – Rosario Scaduto “Il restauro dei Pilastri” (dal progetto di Restauro dei piloni in Corso Umberto I) in “il Nuovo Paese” – feuilleton Aprile-Maggio 1997 [pag. 17].
(***) – Arch. Antonio BelvedereIl Palazzo Cutò di Bagheria1995 – Italo Latina Americana editrice, Palermo.
(****) – Arch. Rosario Scaduto con Geom. Vito Lopez “Studio, rilievo e progetto di restauro dell’Arco della Santissima Trinità di villa Palagonia” (1997) – l’esecuzione dei lavori è del 1998.

°
___
______
  • Minima ___°
  • Massima ___°
___
______
Luglio 23rd 2026, giovedì
°
   ___
  • TEMPERATURA
    ° | °
  • UMIDITÀ
    %
  • VENTO
    m/s
  • NUVOLOSITÀ
    %
  • ALBA
  • TRAMONTO
  • GIO 23
    ° | °
    Nuvolosità
    %
    Umidità
    %
  • VEN 24
    ° | °
    Nuvolosità
    %
    Umidità
    %
  • SAB 25
    ° | °
    Nuvolosità
    %
    Umidità
    %
  • DOM 26
    ° | °
    Nuvolosità
    %
    Umidità
    %