Si attende giovedì il verdetto di primo grado sulla strage di Altavilla Milicia, quando il 10 febbraio 2024 vennero uccisi una donna, Antonella Salamone e i figli Kevin di 16 anni e Emmanuel di 5 anni. I resti dell donna vennero ritrovati semisotterrati, bruciati, nel giardino della villa di Altavilla Milicia.
La strage avvenne nel corso di un delirio religioso. Alla sbarra ci sono il marito della donna, Giovanni Barreca, imbianchino e due palermitani, Sabrina Fina e Massimo Carandente. La Procura ha chiesto 30 anni per Barreca e l’ergastolo per la coppia.
Negi giorni scorsi si avute le arringhe de difensori, in Corte d’assise, davanti al presidente Vincenzo Terranova. Giovedì ci potrebbero essere anche le eventuali repliche del pm Manfredi Lanza.
Tutti gli imputati respingono responsabilità dirette, accusando gli altri.
Per la Procura sarebbero Carandante e Fina gli autori, con la complicità di Barreca, in preda a deliri religiosi. Le vittime sarebbero state possedute dal diavolo.
A Barreca viene riconosciuta la seminfermità mentale.
L’avvocato Franco Critelli, difensore di Fina, ha attaccato frontalmente Barreca, descritto come un violento. Sarebbe stato lui ad avere architettato tutto.
Il legale in un intervento durato sei ore, ha depositato una memoria di 400 pagine insistendo sulla necessità di rileggere l’intera vicenda, spostando sull’ex imbianchino il peso maggiore della carneficina.
Sabrina Fina durante delle dichiarazioni spontanee, ha ribadito di non avere partecipato all’eccidio e le colpe sarebbero solo Barreca e del suo ex compagno Carandente. Il legale di quest’ultimo, l’avvocato Maria Tavoletta, ha insistito sulla mancanza di una perizia psichiatrica e psicologica non solo sul suo assistito, ma sull’intero gruppo. La tesi è che Carandente non avrebbe agito con la consapevolezza di uccidere Antonella, Kevin ed Emmanuel, ma dentro un contesto in cui le persone venivano considerate corpi da liberare dalle presenze demoniache.
L’avvocato Giancarlo Barracato, che assiste Barreca, ha provato ha sottolineato che il suo assistito non sarebbe stato un assassino lucido, ma un uomo travolto da una follia religiosa profonda, che ancora oggi continuerebbe a manifestarsi.
Secondo il legale i veri artefici sarebbero Sabrina Fina e Massimo Carandente.







