A circa 10 anni dal sequestrato dei beni della società Z&H, che aveva una sede anche a Bagheria, lungo la strada statale 113, fra Bagheria e Ficarazzi, continuano gli atti vandalici e cresce la rabbia dei creditori.
Nel deposito di Ficarazzi, dove si trovano i mezzi, si sono registrati nuovi danneggiamenti. I creditori chiedono risposte e tutele.
Fra loro ci sono anche alcuni ex lavoratori di Bagheria che aspettano alcune spettanze.
“Sono passati dieci anni di attesa e sette anni di sequestro conservativo -si legge in una nota dei creditori- E un patrimonio che, anziché essere preservato, continua a deteriorarsi tra abbandono, incuria e nuovi atti vandalici.”
Nella fase iniziale del procedimento, i mezzi erano stati affidati a un custode nominato dal giudice con il compito di garantirne la conservazione. Tuttavia, già in quel periodo si verificò un primo episodio particolarmente grave: un tentativo di furto accompagnato da atti vandalici ai danni di uno dei mezzi sequestrati.
Secondo quanto riferito dai creditori, sarebbe stato persino individuato il soggetto che avrebbe spostato il veicolo senza alcuna autorizzazione, nonostante il mezzo fosse privo di chiavi e sottoposto a vincolo giudiziario. Un fatto che, se confermato, renderebbe ancora più incomprensibile l’assenza di una denuncia formale sull’accaduto.
Dopo quel primo episodio, il custode giudiziario avrebbe rassegnato le dimissioni. Da quel momento, la custodia dei beni sarebbe stata affidata agli stessi proprietari dei mezzi sequestrati. Una scelta che oggi appare difficilmente comprensibile, considerando che tali soggetti risulterebbero da tempo irreperibili.
“Chiediamo -continuano i creditori- come sia possibile affidare beni sottoposti a sequestro a persone che non risultano rintracciabili e che, di fatto, non sembrerebbero in grado di garantire alcuna forma di vigilanza o conservazione.
I mezzi si trovano all’interno di un deposito privato, delimitato da cancelli e recinzioni. Proprio per questo motivo, ogni nuovo episodio vandalico solleva interrogativi ancora più pesanti. Chi accede all’area? Chi controlla lo stato dei beni? Chi dovrebbe intervenire per impedirne il progressivo deterioramento?
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: mezzi lasciati per anni all’aperto, esposti al degrado e ai danneggiamenti, con una perdita di valore che rischia di compromettere irrimediabilmente le garanzie patrimoniali dei creditori.
Come può definirsi “conservativo” un sequestro che, nel tempo, non ha conservato nulla?”
Dopo dieci anni, i creditori non chiedono privilegi, ma risposte. Chiedono di sapere chi abbia avuto la responsabilità della custodia dei beni, quali controlli siano stati effettuati nel corso degli anni e perché i precedenti episodi vandalici non abbiano portato, almeno per quanto risulta, ad adeguate iniziative di tutela.







