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domenica 25 Settembre 2022

domenica 25 Settembre 2022

Casteldaccia. La Procura chiede l’archiviazione per 5 degli 8 imputati per la strage del 3 novembre 2018

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villetta tragedia maltempo casteldaccia
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Il Procuratore di Termini Imerese Ambrogio Cartosio ed il sostituto Carmelo Romano, hanno chiesto l’archiviazione per cinque, degli otto imputati, in merito all’esondazione del fiume Milicia che il 3 novembre del 2018 provocò la morte di nove persone, fra cui 2 bambini.
L’inchiesta è stata chiusa e a sorpresa la Procura ha deciso di chiedere l’archiviazione per cinque degli otto indagati.
La Procura ha chiesto l’archiviazione – ma le parti civili si sono opposte – per l’ex sindaco Fabio Spatafora, per tre dirigenti che dal 2008 hanno guidato l’ufficio municipale per le sanatorie, i condoni edilizi, le demolizioni e l’acquisizione degli immobili abusivi al patrimonio del Comune, ovvero Rosalba Buglino, Alfio Tornese e Michele Cara Pitissi, nonché per la moglie del proprietario della villetta, Concetta Scurria.

La richiesta di rinvio a giudizio, potrebbe essere formulata soltanto per il sindaco Giovanni Di Giacinto, per la responsabile della protezione civile comunale, Maria De Nembo, e per il proprietario dell’immobile, il palermitano Antonino Pace, per i quali non è stata chiesta l’archiviazione.

La notte del 3 novembre del 2018, la casa di contrada Dagali, venne travolta dal fiume Milicia che esondò e travolse, uccidendo nove persone: Francesco Rughoo, Monia, Antonio, Marco, Federico e Rachele Giordano, assieme a Nunzia Flamia, Matilde Comito e Stefania Catanzaro.

In base a una perizia, è stato stabilito che la piena del Milicia sarebbe stata un evento eccezionale, ma che comunque per quei giorni era stata diramata un’allerta meteo. La protezione civile comunale, così sostiene la Procura, avrebbe dunque dovuto attrezzarsi per fronteggiare l’emergenza. Gli esperti hanno inoltre messo in evidenza come dal primo novembre del 2018 in contrada Dagali avrebbe piovuto molto e come quella fosse una zona a rischio idrogeologico e a rischio di esondazione “con pericolosità elevata”. In base agli accertamenti compiuti, la sera della strage, nel giro di un’ora, la portata del fiume Milicia sarebbe passata da 60 metri cubi a ben mille. E proprio questo avrebbe determinato un’onda di fango di ben 7 metri che aveva poi invaso la villetta.

Il Comune sarebbe stato informato, secondo la Procura, sia dell’allerta meteo che del fatto che l’abitazione fosse abusiva, da qui le accuse per Di Giacinto e De Nembo di omissione di atti d’ufficio e omicidio colposo. D’altro canto, però, l’abitazione presa in affitto dalla famiglia non avrebbe dovuto essere lì, visto che ne era stata disposta la demolizione. Per questo il proprietario dell’immobile è accusato di omicidio colposo.“

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