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giovedì 4 Giugno 2020

giovedì 4 Giugno 2020

"Avevo appena 9 anni…"

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di Maria Laura Maggiore
Era il 1992. Avevo appena 9 anni quando, ancora troppo piccola per comprendere certe cose, il mondo attorno a Palermo d’improvviso cambiò.A casa vedemmo il TG, io guardai mia madre sconvolta. Era il segno che quella “scatola” stava annunciando un disastro. Mi avvicinai alla TV e vidi immagini di guerra. Il tritolo sotto l’asfalto aveva fatto saltare per aria delle macchine con delle persone. Ma chi erano quelle persone? Sconosciuti allora per una piccola bambina di 9 anni. Sconosciuti che da quel momento in poi avrebbero fatto parte della mia vita e dei miei pensieri, ogni giorno  da quel giorno. Mia madre tentò di spiegarmi che angeli scesi sulla terra, per lottare contro un sistema che uccideva le vite delle persone, erano stati uccisi.
Allora non potevo comprendere perché di mafia non si parlava a scuola.
Sono sempre stata molto curiosa e leggevo lo sconforto negli occhi della gente. Era il segnale che era successo davvero qualcosa di terribile. Chiesi più e più volte spiegazioni e capii che era stata colpita al cuore la Sicilia intera, le persone oneste che ogni giorno lottavano per una terra migliore.
Era stata colpita al cuore anche la speranza della generazione futura, la mia, di avere una Terra migliore. In quella “scatola” presagio di cattive notizie giorni dopo trasmisero i funerali. La Gente urlava contro qualcuno, contro pezzi dello Stato.
Io pensai: ma sono gli assassini?
Era quello Stato che avrebbe dovuto difendere vittime innocenti, eroi di questa Terra. Il sabato dopo il pathos della gente esplose in una lunga fiaccolata a Bagheria, la prima della mia vita. Gli occhi gonfi di lacrime della gente è la cosa che ricordo meglio, quegli occhi nei quali la speranza cedeva il passo alla disperazione che logora l’anima. Eravamo tutti Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, e gli altri agenti della scorta.
Quella volta, ancora una volta, la mia città dimostrò di essere pronta a risalire la china, di non essere solo, come spesso considerata nei vari dossier anti-mafia, terra mafiosa ma di avere quel conato di orgoglio che deriva dall’onestà, l’onestà che i padri trasmettono ai figli. Quell’onestà che ci permette di dire che “le loro idee cammineranno sulle nostre gambe” e non dobbiamo avere paura, mai, perché solo così noi avremmo perso e loro vinto.
Grazie Giovanni, per aver insegnato ad una piccola bambina di 9 anni la dignità di vivere. Ne farò tesoro. Il seme che tu hai lasciato dentro un popolo germoglierà, ne sono certa.

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