mercoledì 12 Agosto 2026

Si rifiutò di alterare le prove dopo avere ricevuto l’incarico di esaminare un’impronta digitale lasciata da uno dei killer che, nel dicembre del 1981, avevano scatenato una sparatoria tra le vie di Bagheria, con quattro morti come risultato.L’impronta, che apparteneva a Giuseppe Marchese, esponente di primo piano della cosca di Corso dei Mille, era l’unica prova che poteva incastrare gli assassini. Il medico ricevette delle pressioni perché aggiustasse le conclusioni della perizia dattiloscopica. Paolo Giaccone rifiutò ad ogni invito e ad ogni minaccia, e il killer, fu così condannato all’ergastolo.L’11 agosto 1982, mentre si recava all’istituto di medicina legale, Giaccone fu raggiunto tra i viali alberati da due killer e ucciso con 5 colpi di pistola Beretta 92.In seguito il pentito Vincenzo Sinagra rivelò i dettagli del delitto, indicando come esecutore materiale il killer Salvatore Rotolo, che perciò venne condannato all’ergastolo.Quel 25 dicembre 1981, alle 11,00, circa, tre auto inseguirono tra le strade di Bagheria e gli occupanti spararono all’impazzata.
Momenti di forte tensione nella notte al Punto Territoriale di Emergenza (PTE) di Bagheria, dove un uomo in stato di ebbrezza ha iniziato a danneggiare alcune strutture del presidio, mentre un’altra persona, anch’essa in stato di alterazione, era stata presa in cura dagli operatori sanitari.A fronte della situazione di crescente pericolo, è stato l’operatore della Sicurtransport, presente nel presidio, il primo a intervenire per mettere al sicuro il personale sanitario, consentendo agli operatori di ripararsi all’interno di una stanza.