Ammontano a due milioni di euro, i beni confiscati dai carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale, a tre presunti affiliati a Cosa Nostra.
Fra loro il bagherese Nicolò Testa. Gli altri provvedimenti riguardano Tommaso Di Giovanni e Stefano Bologna.
A Nicolò Testa sono stati confiscati in maniera irrevocabile beni per un valore complessivo di circa 800 mila euro. Si tratta di un’impresa individuale, operante nel settore edile, con relativo complesso dei beni aziendali, costituito in particolare, da ulteriori due imprese operanti nel medesimo settore e numerosi mezzi di trasporto ed industriali e 2 appezzamenti di terreno.
Nicolò Testa, era stato tratto in arresto, nel 2015, nell’operazione “Panta Rei” con l’accusa di aver retto la famiglia mafiosa di Bagheria, in particolare per essere stato un punto di riferimento per l’imposizione delle estorsioni, riportando una condanna di primo e secondo grado a 13 anni e 6 mesi .
Ancor prima, era emerso quale soggetto interessato personalmente nella complessa gestione, nel comprensorio bagherese, della latitanza di Bernardo Provenzano, oltre ad essere persona di fiducia di Giuseppe Di Fiore. Nel giugno del 2022 era tornato in libertà.








