Salvador Dalí sosteneva che il genio risiedesse nei testicoli, Francis Bacon liquidava Pollock come
un semplice decoratore, Alberto Giacometti ripeteva che le sue sculture erano tutte brutte e
Renato Guttuso dichiarava la propria fede in Dio, salvo poi definirsi ateo.
Falsità? Contraddizioni? O più semplicemente il segno di un’epoca in cui l’artista è chiamato non
solo a creare, ma anche a recitare, a farsi interprete di un personaggio per affermarsi senza
pudore.
In questo scenario, Guttuso e Topazia Alliata incarnarono al massimo quella che potremmo
definire l’ambivalenza esistenziale: una tensione costante tra realtà e rappresentazione che ha
accompagnati entrambi sino alla fine.
Lontano dalle mitizzazioni e dai racconti ufficiali, Guttuso fu un artista complesso, molto umano e
per questo autentico. Non un’icona monolitica, ma un Maestro capace di mutare registro in ogni
aspetto della sua vita, dalle dichiarazioni sulla fede religiosa a quelle politiche, sempre in dialogo
con il contesto storico e culturale.
È in questa luce che si può rispolverare una pagina di storia, a partire da una data certa, il 1929,
sigillo del loro amore.
Poi c’è il dipinto “Arsura. Donna alla fonte” in passato attribuito a Topazia Alliata, mentre un
rigoroso studio critico-filologico ha ricondotto l’opera alla mano di Renato Guttuso.
Per comprendere appieno queste complessità, è necessario uno studio puntuale sull’uomo
Guttuso, prima ancora che sulla sua arte.
L’imminente convegno “Dialoghi Guttusiani”, annunciato sui social, è un’iniziativa che salutiamo
con benevolenza ed entusiasmo, come studiosi e appassionati, ansiosi di far luce sulle vicende
ingarbugliate del Maestro di Bagheria.
Solo approfondendo l’uomo si potranno leggere le pagine opache di Guttuso e svelare la storia di
“Arsura. Donna alla fonte”, o meglio “Nudo di donna alla fontana”: un’opera che, se
pittoricamente è di Renato Guttuso, concettualmente può essere ascritta ad entrambi gli artisti.
Infatti, non si tratta di una mera operazione di attribuzione, ma di una riflessione più ampia sul
rapporto di memoria e amore tra i due.
Condurre Guttuso fuori dalle posture ideologiche significa ripensare l’intera narrazione dell’artista
e di un segmento dell’arte italiana del Novecento, riconoscendo nell’ambivalenza non un difetto,
ma una cifra essenziale della sua grandezza, che lo ha caratterizzato nel bene e nel male.
Sono forse più credibile se dico che questa complessa riflessione mi è stata ispirata da una frase di
Pablo Picasso? “Ho imparato a dipingere come Raffaello; adesso devo imparare a disegnare
come un bambino.” Questo vale anche per chi deve leggere in filigrana la vita e l’opera di Guttuso.
nella foto in alto: Renato Guttuso e Topazia Alliata in giro per Bagheria,
nella foto sotto: frammento di muro a Villa Valguarnera con il sigillo dell’amore di Renato e Topazia, 1929







