Succede più spesso di quanto immaginiamo. Dopo un periodo difficile, quando finalmente qualcosa
inizia a funzionare, una relazione, un lavoro, un progetto personale, ecco che compare un
comportamento inspiegabile: rimandiamo, roviniamo, scappiamo, o facciamo scelte che vanno contro il
nostro stesso benessere. È quello che in psicologia chiamiamo autosabotaggio.
Ma perché accade proprio quando le cose vanno bene?
Cos’è davvero l’autosabotaggio
L’autosabotaggio non è mancanza di volontà né pigrizia. È un insieme di comportamenti, spesso
inconsapevoli, con cui ostacoliamo noi stessi: procrastinazione, scelte impulsive, evitamento, relazioni
distruttive, rinunce improvvise.
Non nasce dal desiderio di stare male, ma da un tentativo — maldestro — di proteggerci. Il paradosso
è questo: la mente può percepire il benessere come una minaccia.
Quando stare bene fa paura
Per molte persone, il disagio è familiare. Anche se doloroso, è conosciuto, prevedibile, “gestibile”.
Il benessere, invece, introduce qualcosa di nuovo: responsabilità, esposizione, possibilità di perdere ciò
che finalmente si è ottenuto.
Stare bene significa: avere qualcosa da difendere, rischiare di deludere o fallire, mettersi in gioco
davvero.
E allora, inconsciamente, la mente sceglie il terreno che conosce meglio: quello della sofferenza.
Le radici profonde dell’autosabotaggio
Dietro l’autosabotaggio spesso si nascondono convinzioni profonde, costruite nel tempo: “Non merito
che le cose vadano bene”, “Prima o poi andrà male”, “Se mi affeziono, soffrirò”, “Se mi espongo, verrò
giudicato”.
Queste idee non sono sempre consapevoli, ma agiscono come una bussola invisibile.
Quando la realtà smentisce queste convinzioni, nasce una tensione interna. E per ridurla, la mente
tende a riportarci nella zona che conosce.
Un aspetto poco considerato è il legame tra autosabotaggio e identità.
Se per anni ci siamo definiti come “quelli che fanno fatica”, “quelli sfortunati”, “quelli che soffrono”, stare
bene può creare una crisi identitaria.
Chi sono io, se non soffro più? Chi sono io, se le cose funzionano?
A volte, sabotare ciò che va bene serve a restare fedeli all’immagine che abbiamo di noi stessi, anche
se ci fa male.
Come riconoscere l’autosabotaggio
Alcuni segnali frequenti: rimandare proprio ciò che potrebbe farci crescere, scegliere relazioni che
confermano vecchi copioni, mollare quando si è vicini a un risultato, essere ipercritici con se stessi nei
momenti positivi, creare problemi dove non ce ne sono.
Riconoscerlo non serve a colpevolizzarsi, ma a diventare consapevoli.
Uscire dal meccanismo: da dove iniziare
Il primo passo non è cambiare comportamento, ma cambiare sguardo.
Smettere di giudicarsi. L’autosabotaggio non è stupidità o debolezza. È una strategia di protezione
appresa. Chiedersi: da cosa mi sto proteggendo? Spesso non è il fallimento che temiamo, ma il
successo, l’intimità, la responsabilità di stare bene. Tollerare l’insicurezza del benessere
Stare bene non dà garanzie. Ma nemmeno stare male le dà. Accettare questa verità è un passaggio
chiave. Fare piccoli passi consapevoli. Non serve stravolgersi. Serve restare presenti quando emerge
la tentazione di sabotare.
Il ruolo della psicoterapia
In un percorso psicologico, l’autosabotaggio non viene combattuto, ma compreso.
Si lavora sulle convinzioni profonde, sulla storia personale, sul modo in cui la persona ha imparato a
proteggersi.
La terapia aiuta a costruire un’idea nuova e più flessibile di sé: una versione che può stare bene senza
sentirsi in pericolo.
In sintesi
Autosabotarsi non significa voler stare male. Significa avere paura di stare bene in un modo che non
conosciamo ancora.
Imparare a riconoscere questo meccanismo è un atto di maturità e di cura. Perché a volte il vero
coraggio non è resistere al dolore, ma permettersi il benessere.
Nel prossimo articolo parleremo del bisogno di controllo e di come il tentativo di tenere tutto sotto
controllo, spesso, finisca per aumentare ansia e rigidità.
Dott. Francesco Greco
Tel. 3922965686
www.francescogrecopsicologo.it
info@francescogrecopsicologo.it
Il Dott. Francesco Greco, Psicologo e Psicoterapeuta, è specialista in Psicoterapia Cognitivo
Comportamentale. Svolge attività clinica per i disturbi d’ansia, depressione, crisi, stress, insicurezza,
disturbi emotivi e dello spettro ossessivo. Utilizza la Terapia Cognitiva, la Acceptance and Commitment
Therapy (ACT), Mindfulness e la SCHEMA THERAPY. Specializzato nel trattamento dei disturbi
dell’alimentazione attraverso la tecnica della CBT-E, disturbi sessuali e consulenza di coppia. Riceve a
Bagheria e raggiungibile da tutto il mondo online in videochiamata.






