La Procura di Termini Imerese ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta sulla morte la giovane Simona Cinà morta in una piscina ad Aspra, nella notte tra l’1 e il 2 agosto del 2025 mentre era in corso una festa di laurea.
Secondo i magistrati il decesso sarebbe stato un incidente. E a sostegno di questa tesi citano l’assoluta mancanza di ferite e che la ragazza aveva un tasso alcolico elevato. I familiari di Simona Cinà hanno sempre contestato la ricostruzione che possa essere morta annegata.
Ma per la Procura la tesi dell’omicidio non reggerebbe anche perché sarebbe stato impossibile per gli oltre 30 presenti alla festa non accorgersi di una colluttazione. La richiesta è stata depositata dal procuratore Angelo Cavallo nella segretarie del Gup che deve ancora fissare l’udienza per la decisione.
Per la Procura non è stato documentato o rinvenuto alcun segno di violenza riconducibile a dinamiche di tipo sessuale. I genitori e i fratelli della ragazza, una grande sportiva, hanno sempre respinto l’idea che la vittima possa essere morta annegata. Tramite il loro legale, l’avvocato Antonio Ingroia, si sono sempre detti convinti che qualcuno l’abbia spinta in acqua, dopo averle somministrato delle sostanze.
Per i magistrati, dopo un’accurata inchiesta, ribadiscono che “la tesi dell’omicidio deve essere ulteriormente esclusa sulla base della considerazione per cui sarebbe stato impossibile per tutti i presenti, in quel momento non meno di trenta persone, non accorgersi di un episodio “eclatante”, che sicuramente avrebbe attirato l’attenzione di chiunque, quale una colluttazione iniziata in prossimità e in adiacenza della piscina e poi all’interno della stessa, dunque a pochi metri di distanza da loro, dislocati lungo tutta l’area a loro accessibile della villa”.







