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venerdì 11 Settembre 2026

venerdì 11 Settembre 2026

Perché ci spaventano le emozioni intense (e cosa fare quando arrivano)

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francesco greco
francesco greco
7 minuti

Ci sono momenti in cui un’emozione sembra prendere improvvisamente tutto lo spazio. La paura
accelera il cuore, la rabbia invade il corpo, la tristezza diventa pesante, l’ansia sembra impossibile da
contenere.

In quei momenti non ci spaventa soltanto ciò che stiamo vivendo: spesso comincia a spaventarci
l’emozione stessa.
Pensiamo: “E se non passa?”, “E se perdo il controllo?”, “Perché sto reagendo così?”. E proprio il
tentativo di liberarci rapidamente da quello che sentiamo può finire per rendere l’esperienza ancora più
intensa.
Uno degli equivoci più comuni sul benessere psicologico consiste infatti nel pensare che stare bene
significhi provare soprattutto emozioni piacevoli. Ma una vita emotivamente sana non è una vita senza
paura, rabbia, tristezza o vergogna. È una vita nella quale possiamo attraversare anche queste
esperienze senza considerarle automaticamente un pericolo.
Le emozioni, comprese quelle più spiacevoli, hanno una funzione. La paura ci prepara a reagire a una
possibile minaccia, la rabbia può segnalarci che qualcosa ha oltrepassato un nostro limite, la tristezza
accompagna spesso una perdita o un cambiamento importante.
Il problema nasce quando smettiamo di considerare l’emozione come un’esperienza temporanea e
iniziamo a interpretarla come qualcosa che non dovremmo provare.
A quel punto può svilupparsi una sorta di paura della paura. Sentiamo il cuore accelerare e ci
allarmiamo perché sta accelerando. Avvertiamo l’ansia e immediatamente cerchiamo di capire come
eliminarla. Sentiamo salire la rabbia e temiamo di non riuscire più a controllarci. All’emozione iniziale se
ne aggiunge così una seconda: la paura di ciò che stiamo provando.
È un meccanismo particolarmente evidente nell’ansia. Una sensazione fisica può essere interpretata
come pericolosa, aumentando ulteriormente l’attivazione del corpo.
Più controlliamo quello che sentiamo, più diventiamo sensibili a ogni minima variazione. Si crea così un
circolo nel quale il tentativo di ottenere sicurezza finisce per alimentare l’allarme.
Qualcosa di simile può accadere con la tristezza. Una giornata difficile può trasformarsi nella domanda:
“E se stessi diventando depresso?”. Oppure con la rabbia: “Se provo questo, significa che sono una
persona aggressiva?”. In questo modo non ci limitiamo più a vivere un’emozione, ma iniziamo a
giudicarci per il fatto stesso di provarla.
Molte difficoltà emotive sono mantenute proprio da questo continuo tentativo di controllo. Cerchiamo di
distrarci immediatamente, chiediamo rassicurazioni, evitiamo situazioni che potrebbero farci stare male,
analizziamo continuamente ciò che sentiamo.
Queste strategie possono dare sollievo nell’immediato, ma insegnano lentamente alla mente un
messaggio pericoloso: “Questa emozione è qualcosa da cui devo proteggermi”.
Il risultato è che la nostra vita può diventare progressivamente più piccola. Evitiamo una situazione
perché potrebbe metterci ansia, una conversazione perché potrebbe farci arrabbiare, una relazione
perché potrebbe farci soffrire.
Nel tentativo di proteggerci dalle emozioni difficili, rischiamo di proteggerci anche dalla vita.
Imparare a gestire le emozioni significa allora fare qualcosa di diverso dal controllarle. Significa
sviluppare la capacità di riconoscerle, dare loro un nome e lasciare che siano presenti senza reagire
immediatamente.
Dire a sé stessi “sto provando ansia” è molto diverso dal pensare “non posso sentirmi così”. Nel primo
caso osserviamo un’esperienza; nel secondo iniziamo una lotta contro di essa.
Anche il corpo può diventare un alleato. Quando un’emozione è intensa, riportare l’attenzione al
respiro, al contatto dei piedi con il pavimento o alle sensazioni fisiche può aiutarci a restare nel
presente. Non con l’obiettivo di far sparire immediatamente ciò che proviamo, ma per ricordarci che
possiamo restare dentro quell’esperienza senza esserne necessariamente travolti.
Un altro passaggio importante consiste nel separare emozioni e comportamenti. Provare rabbia non
significa dover urlare. Sentire paura non significa dover fuggire. Essere tristi non significa dover
rinunciare a tutto.
Non sempre possiamo scegliere quale emozione arriverà, ma possiamo imparare a scegliere cosa fare
mentre quell’emozione è presente.
Questo è uno degli aspetti centrali della regolazione emotiva: non eliminare ciò che sentiamo, ma
recuperare uno spazio tra ciò che proviamo e ciò che facciamo.
Naturalmente esistono situazioni nelle quali le emozioni diventano così frequenti o intense da
compromettere significativamente la qualità della vita.
Quando l’ansia limita le attività quotidiane, la rabbia compromette le relazioni o la tristezza persiste a
lungo, può essere importante chiedere un aiuto professionale. La psicoterapia permette di
comprendere perché determinate emozioni siano diventate così difficili da tollerare e di sviluppare
modalità più flessibili per affrontarle.
Non abbiamo bisogno di diventare persone che non hanno paura, che non si arrabbiano o che non
soffrono. Abbiamo bisogno di imparare che possiamo attraversare anche queste esperienze.
Le emozioni sono onde: arrivano, aumentano, raggiungono un picco e, se non continuiamo ad
alimentarle attraverso la lotta, lentamente cambiano.
Il benessere psicologico non consiste quindi nel vivere sempre in acque tranquille. Consiste
nell’imparare a navigare anche quando il mare si muove, senza pensare che ogni onda sia una
tempesta dalla quale dobbiamo necessariamente scappare.
Dott. Francesco Greco
Tel. 3922965686
www.francescogrecopsicologo.it
info@francescogrecopsicologo.it


Il Dott. Francesco Greco, Psicologo e Psicoterapeuta, è specialista in Psicoterapia Cognitivo
Comportamentale. Svolge attività clinica per i disturbi d’ansia, depressione, crisi, stress, insicurezza,
disturbi emotivi e dello spettro ossessivo. Utilizza la Terapia Cognitiva, la Acceptance and Commitment
Therapy (ACT), Mindfulness e la SCHEMA THERAPY. Specializzato nel trattamento dei disturbi
dell’alimentazione attraverso la tecnica della CBT-E, disturbi sessuali e consulenza di coppia. Riceve a
Bagheria e raggiungibile da tutto il mondo online in videochiamata.

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