“E se qualcosa andasse storto?”. È una domanda che tutti, prima o poi, ci siamo fatti. Un figlio tarda a
rispondere al telefono e immaginiamo che sia successo qualcosa. Sentiamo un piccolo fastidio fisico e
pensiamo immediatamente a una malattia. Il capo ci chiede di parlare e, prima ancora di sapere
perché, siamo convinti che ci sia un problema.
La nostra mente possiede una sorprendente capacità di immaginare il futuro. Il problema è che, quando
siamo preoccupati o ansiosi, questa capacità tende ad avere una direzione precisa: anticipare
soprattutto ciò che potrebbe andare male.
In psicologia si parla spesso di pensiero catastrofico, cioè della tendenza a interpretare una situazione
incerta immaginandone rapidamente gli esiti peggiori. Non significa necessariamente essere pessimisti.
Molte persone che nella vita quotidiana sono positive e razionali possono ritrovarsi, in alcune situazioni,
intrappolate in scenari catastrofici.
Per comprendere perché accade bisogna ricordare che il nostro cervello non è progettato soltanto per
farci stare bene. Una delle sue funzioni fondamentali è proteggerci. Riconoscere rapidamente un
possibile pericolo ha rappresentato, nel corso dell’evoluzione, un enorme vantaggio.
Di fronte all’incertezza, quindi, la mente tende naturalmente a domandarsi che cosa potrebbe andare
storto.
Il problema nasce quando questo sistema di allarme diventa troppo sensibile.
Immaginiamo di dover ricevere il risultato di un esame medico. Non conosciamo ancora l’esito, quindi ci
troviamo davanti a uno spazio vuoto di informazioni.
Una mente ansiosa difficilmente lascia quello spazio vuoto: tende a riempirlo. E molto spesso lo riempie
con lo scenario più preoccupante.
A quel punto accade qualcosa di interessante. Anche se ciò che immaginiamo non è ancora successo,
il corpo può reagire come se il pericolo fosse già presente. Il cuore accelera, aumenta la tensione
muscolare, il respiro cambia e sentiamo crescere l’ansia. Quelle sensazioni diventano allora una sorta
di conferma: “Se sono così preoccupato, forse significa che c’è davvero qualcosa che non va”.
Si crea così un circolo vizioso.
Un pensiero produce ansia, l’ansia rende il pensiero più credibile e il pensiero aumenta ulteriormente
l’ansia.
Uno degli errori più frequenti consiste nel confondere la possibilità con la probabilità. È possibile che un
dolore abbia una causa seria, che una relazione finisca o che un progetto fallisca. Ma il fatto che
qualcosa sia possibile non significa che sia probabile.
La mente ansiosa tende invece a trattare ciò che potrebbe accadere come se fosse sul punto di
accadere.
Per questo le rassicurazioni spesso funzionano solo temporaneamente. Chiediamo a qualcuno se
secondo lui andrà tutto bene, cerchiamo informazioni su Internet, controlliamo più volte qualcosa o
analizziamo mentalmente ogni possibile scenario. Per qualche minuto ci sentiamo meglio. Poi compare
un nuovo dubbio: “Sì, però… e se questa volta fosse diverso?”.
Il problema non è quindi soltanto il contenuto della preoccupazione, ma il tentativo di raggiungere una
certezza assoluta. E la vita, inevitabilmente, non può offrircela.
Pensare continuamente al peggio può anche sembrare una forma di preparazione. Alcune persone
dicono: “Se considero prima tutte le possibilità negative, almeno sarò pronto”. In realtà, preoccuparsi e
prepararsi sono due cose diverse.
Prepararsi significa riconoscere un problema realistico e decidere cosa possiamo fare. Preoccuparsi
significa spesso ripercorrere mentalmente decine di scenari sui quali non abbiamo alcun controllo.
La differenza può essere racchiusa in una semplice domanda: c’è qualcosa di concreto che posso fare
adesso? Se la risposta è sì, possiamo trasformare la preoccupazione in azione. Se la risposta è no,
continuare a pensarci difficilmente aumenterà la nostra sicurezza.
Imparare a gestire il pensiero catastrofico non significa obbligarsi a pensare positivo. Dire a sé stessi
“andrà sicuramente tutto bene” può essere soltanto un’altra ricerca di certezza.
Un atteggiamento psicologicamente più flessibile è riconoscere: “Non so esattamente come andrà, ma
posso affrontare ciò che accadrà”.
È un cambiamento apparentemente piccolo, ma importante. Sposta l’attenzione dal bisogno di
controllare il futuro alla fiducia nella propria capacità di affrontarlo.
Possiamo anche imparare a osservare i pensieri per quello che sono. Pensare “potrebbe succedere
qualcosa di brutto” non significa aver ricevuto un’informazione sul futuro. Significa semplicemente che
la nostra mente ha prodotto un pensiero. Non tutti i pensieri richiedono una risposta, un controllo o una
soluzione.
Quando questa tendenza diventa molto intensa, occupa gran parte della giornata, compromette il
sonno o porta a continui evitamenti e richieste di rassicurazione, può essere utile approfondirla in un
percorso psicologico.
La psicoterapia può aiutare a riconoscere i meccanismi che alimentano la preoccupazione e a
sviluppare un rapporto più flessibile con l’incertezza.
Non possiamo impedire alla mente di immaginare ciò che potrebbe andare storto. Possiamo però
imparare a non vivere ogni previsione come se fosse una profezia.
Perché molto spesso soffriamo non per ciò che sta accadendo, ma per tutto ciò che la nostra mente ci
racconta che potrebbe accadere. E tornare al presente significa anche ricordarsi che, tra le tante
possibilità immaginate, esiste sempre quella che tendiamo a dimenticare: che le cose possano andare
diversamente da come temiamo.
Dott. Francesco Greco
Tel. 3922965686
www.francescogrecopsicologo.it
info@francescogrecopsicologo.it
Il Dott. Francesco Greco, Psicologo e Psicoterapeuta, è specialista in Psicoterapia Cognitivo
Comportamentale. Svolge attività clinica per i disturbi d’ansia, depressione, crisi, stress, insicurezza,
disturbi emotivi e dello spettro ossessivo. Utilizza la Terapia Cognitiva, la Acceptance and Commitment
Therapy (ACT), Mindfulness e la SCHEMA THERAPY. Specializzato nel trattamento dei disturbi
dell’alimentazione attraverso la tecnica della CBT-E, disturbi sessuali e consulenza di coppia. Riceve a
Bagheria e raggiungibile da tutto il mondo online in videochiamata.






