Arrivano le condanne nell’ambito dell’operazione che ha disarticolato lo spaccio di crack a Bagheria, dopo gli arresti dello scorso anno.
La pena più alta – 20 anni – è stata inflitta ad Emanuele Cannata, considerato il capo dell’organizzazione della rete di spaccio a Bagheria. La centrale era in una palazzina di via Giotto, monitorata h24 dai carabinieri. A rappresentare l’accusa in aula è stato il pubblico ministero Giacomo Brandini.
Emanuele Cannata avrebbe impartito gli ordini, non sapeva che nel dispositivo Wi-Fi gli investigatori avessero piazzato una telecamera che inquadrava il salotto di casa. Neppure la detenzione ai domiciliari per una precedente vicenda avrebbe bloccato i suoi affari.
Questo l’elenco degli imputati e le pene inflitte dal giudice per l’udienza preliminare Paolo Magro, già scontate di un terzo così come previsto dal rito abbreviato: Samuele Aiello 5 anni, Daniele Azzolina 4 anni e 4 mesi, Calogero Benigno 10 anni, Salvatore Benigno, Emanuele Cannata 20 anni. Fabio Casamento 5 anni e 4 mesi, Vincenzo D’Aguanno 5 anni, Giancarlo Girgenti 12 anni e 4 mesi, Daniele Lo Medico 11 anni, Giovanni Napolitano 13 anni, Roberto Pasca 5 anni e 8 mesi, Ivan Salerno 7 anni, Salvatore Salerno 5 anni. Dovranno pagare multe comprese fra 18 e 120 mila euro.
Unico assolto perché il fatto non sussiste è Giuseppe Cannata, difeso dall’avvocato Edi Gioè. Il pm aveva chiesto la condanna a 5 anni.






