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giovedì 22 Ottobre 2026

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Quando pensare troppo rende difficile decidere: la trappola dell’overthinking

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francesco greco
francesco greco
7 minuti

“E se facessi la scelta sbagliata?”. “Forse dovrei aspettare ancora”. “E se poi me ne pentissi?”. “Devo pensarci meglio”. A tutti capita di riflettere prima di prendere una decisione importante. Pensare alle conseguenze delle nostre scelte è utile e ci permette di agire con maggiore consapevolezza. Ma esiste un punto oltre il quale continuare a pensare non ci aiuta più a decidere.

Al contrario, ci confonde, aumenta i dubbi e ci rende sempre meno sicuri. È ciò che comunemente viene chiamato overthinking, letteralmente “pensare troppo”: una modalità mentale caratterizzata dall’analisi continua di situazioni, problemi e possibilità, spesso nel tentativo di arrivare alla decisione perfetta o alla certezza assoluta. Il paradosso è che più cerchiamo questa certezza, più diventa difficile trovarla. Immaginiamo una persona che debba decidere se accettare una nuova proposta di lavoro. All’inizio riflette sugli aspetti concreti: stipendio, distanza, prospettive professionali, qualità della vita. È una riflessione utile. Poi, però, cominciano le domande: “E se il nuovo ambiente fosse peggiore?”, “E se lasciassi un posto sicuro e poi me ne pentissi?”, “E se invece rifiutassi e perdessi l’occasione della mia vita?”. La mente inizia così a produrre scenari sempre nuovi. Ogni possibile risposta genera un’altra domanda e ogni tentativo di eliminare il dubbio sembra crearne uno nuovo. A questo punto non stiamo più cercando informazioni per decidere. Stiamo cercando una garanzia che nessuna decisione può darci. L’overthinking nasce spesso proprio dalla difficoltà a tollerare l’incertezza. Vorremmo sapere in anticipo quale scelta ci renderà felici, quale relazione funzionerà, se un cambiamento sarà positivo o se un errore avrà conseguenze importanti. Ma molte delle decisioni fondamentali della vita devono essere prese senza conoscere completamente ciò che accadrà dopo. Pensare ancora diventa allora un modo per rimandare il momento in cui dovremo assumerci il rischio di scegliere. Questo meccanismo può riguardare anche decisioni molto più piccole. Quale messaggio inviare, cosa rispondere a una persona, quale vestito comprare, se accettare un invito. Una scelta apparentemente semplice può trasformarsi in un lungo dialogo interiore nel quale vengono analizzate decine di possibilità. Alla base può esserci la paura di sbagliare. Se considero l’errore come qualcosa di intollerabile, dovrò cercare di eliminarne completamente la possibilità. E per farlo continuerò ad analizzare. Il problema è che nessuna quantità di pensiero può garantire che una decisione sarà priva di conseguenze indesiderate. L’overthinking può essere alimentato anche dal perfezionismo. Non cerchiamo più una scelta sufficientemente buona, ma la scelta giusta in assoluto. Quella che non farà soffrire nessuno, che non produrrà rimpianti e che continuerà a sembrarci corretta anche tra molti anni. È un criterio impossibile da soddisfare. C’è poi un altro aspetto meno evidente. Pensare ci dà la sensazione di fare qualcosa. Mentre analizziamo un problema, abbiamo l’impressione di occuparcene. In realtà possiamo trascorrere ore all’interno dello stesso ragionamento senza avvicinarci minimamente a una soluzione. Una riflessione utile tende infatti a produrre qualcosa: una decisione, un’informazione da cercare, un’azione concreta. L’overthinking, invece, tende a essere circolare. Torniamo sugli stessi argomenti, immaginiamo gli stessi scenari e arriviamo continuamente allo stesso punto di partenza. Come possiamo capire quando sta succedendo? Una domanda utile è: “Sto scoprendo qualcosa di nuovo oppure sto ripetendo mentalmente ciò che so già?”. Se dopo molto tempo non emergono nuove informazioni, probabilmente continuare ad analizzare non migliorerà la decisione. Uscire dall’overthinking non significa diventare impulsivi. Significa accettare che a un certo punto bisogna passare dal pensiero all’esperienza. Possiamo raccogliere le informazioni disponibili, considerare vantaggi e svantaggi e ascoltare ciò che per noi è importante. Poi, però, arriva inevitabilmente il momento di scegliere senza avere tutte le risposte. In questo processo è fondamentale imparare ad accettare anche la possibilità del rimpianto. Una decisione può essere sensata nel momento in cui la prendiamo e avere comunque conseguenze che non avevamo previsto. Questo non significa necessariamente aver scelto male. Significa semplicemente aver deciso utilizzando le informazioni disponibili in quel momento. Anche la psicoterapia lavora spesso su questo passaggio: aiutare la persona a distinguere il problem solving dalla ruminazione, a ridimensionare la paura dell’errore e soprattutto a sviluppare una maggiore tolleranza dell’incertezza. Non si tratta di imparare a scegliere sempre bene, ma di costruire la fiducia di poter affrontare anche ciò che accade dopo una scelta. Perché la libertà di decidere non nasce quando finalmente siamo certi al cento per cento. Nasce quando comprendiamo che possiamo scegliere anche in presenza del dubbio. A volte non abbiamo bisogno di pensarci ancora. Abbiamo bisogno di accettare che nessuna decisione importante viene accompagnata da una garanzia sul futuro e che vivere significa, inevitabilmente, lasciare aperta una piccola possibilità di sbagliare. Dott. Francesco Greco Tel. 3922965686 www.francescogrecopsicologo.it info@f rancescogrecopsicologo.it ___________________________________________________________________________ Il Dott. Francesco Greco, Psicologo e Psicoterapeuta, è specialista in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale. Svolge attività clinica per i disturbi d’ansia, depressione, crisi, stress, insicurezza, disturbi emotivi e dello spettro ossessivo. Utilizza la Terapia Cognitiva, la Acceptance and Commitment Therapy (ACT), Mindfulness e la SCHEMA THERAPY. Specializzato nel trattamento dei disturbi dell’alimentazione attraverso la tecnica della CBT-E, disturbi sessuali e consulenza di coppia. Riceve a Bagheria e raggiungibile da tutto il mondo online in videochiamata.

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