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martedì 7 Febbraio 2023

martedì 7 Febbraio 2023

Elezioni anticipate in Italia nel 2022 e nel 1921

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voto antico
martorana
giuseppe martorana
6 minuti

     Le elezioni politiche anticipate del 25 settembre prossimo vengono considerate un’anomalia storica perché in precedenza non si erano mai svolte in autunno. Si parla solo del precedente del 1919, quando, dopo la fine della prima guerra mondiale, si svolsero a novembre.

     Non si trattò di elezioni anticipate, ma di ordinaria scadenza, perché le precedenti del 1913 si erano svolte in due turni il 26 ottobre e il 2 novembre. In quel periodo la scadenza naturale della Legislatura avveniva in autunno.

     Anche allora (mi riferisco al 1919), i partiti politici si combattevano senza esclusione di colpi, anche se fino a quell’anno il nostro rappresentante politico per quasi un ventennio era stato sempre l’on. Francesco Aguglia appartenente all’area democratico-liberale. Questi aveva sempre risolto moltissimi nostri problemi in unione d’intenti con il Sindaco avv. Baldassare Scaduto. Non si ricandidò nel 1919 perché da qualche mese era stato nominato Senatore del Regno. A Lui il nostro Regio Commissario Prefettizio Antonino Pusateri inviò un telegramma di compiacimento, il quale a sua volta rispose: “Mio pensiero rivolgesi cara Bagheria inviandole augurii prospero avvenire”.

     Per i meriti acquisiti, Bagheria gli aveva già dedicato l’omonima via(ultima traversa a sinistra salendo il Corso Butera).

     Avversario dell’on. Aguglia in precedenza era stato il comm. Giuseppe Scialabba, anche Lui ben visto dalla nostra cittadinanza dopo che alle elezioni amministrative del 1914 la vecchia maggioranza – quella di Baldassare Scaduto prima e di Luigi Castronovo dopo – era stata sconfitta, con l’elezione a sindaco del commerciante Salvatore Modica, appoggiato appunto dal termitano Scialabba.

     Dicevo in precedenza che la lotta elettorale in vista delle elezioni politiche era molto accesa ma non trascendeva quasi mai nelle volgarità, anche se in giro circolavano voci su presunti uomini politici in odor di mafia o di connivenza con essi.

     Il professor Giuseppe Cirincione, che si candidava per la prima volta, era incluso nella Lista o Lega Democratica, mentre il suo avversario si candidò per il Partito Democratico. Importanti comizi, molto partecipati dai nostri concittadini, tennero sia l’avv. Scialabba, sia il prof. Cirincione. Quest’ultimo si recò anche nella nostra frazione Aspra, località per la quale nutriva una vicinanza e un affetto particolari.

      Anche se a livello nazionale le elezioni del del 16 novembre 1919 segnarono il ridimensionamento dell’egemonia parlamentare del Liberalismo e l’affermazione del Partito Socialista, il responso elettorale nella nostra città premiò quasi al 50% i due schieramenti più forti. Risultarono eletti sia Cirincione, sia Scialabba.

Dati di Bagheria:
Lega democratica    voti  1568;   Unione Nazionale   voti  1437;  Socialisti Riformisti  153; Partito Popolare  102.

     Due anni dopo (1921), però, si dovettero svolgere elezioni anticipate per la caduta del governo Giolitti prima e di Bonomi e Facta dopo; ebbero effettuazione il 15 maggio, e  il popolo italiano si espresse così: Partito Socialista 24,7, Partito Popolare 20,4, Blocco Nazionale 19,7 %. Quindi, a fine ottobre del 1922, il Re Vittorio Emanuele III, vista la grave situazione politica e il malessere che si manifestava nel paese che già durava da qualche tempo (vedi Biennio Rosso), affidò l’incarico a Benito Mussolini che tenne il governo fino alle elezioni del 1924.

     Il 6  aprile del 1924, dopo circa un anno e mezzo dell’avvento al potere di Benito Mussolini, si svolsero invece le ultine elezioni politiche democratiche con liste rappresentate dai partiti politici. Questi i risultati delle formazioni più rappresentative: Lista Nazionale 61,9 %, Partito Popolare 9,00, Partito Socialista Unitario 5,9.

     Ritornando alle elezioni anticipate, quelle del prossimo 25 settembre, sulle quali non voglio esprimere alcun giudizio politico, ritengo invece che non si dovesse arrivare allo scioglimento delle Camere, non solo perché mancavano pochi mesi alla scadenza naturale della Legislatura, ma anche perché Mario Draghi aveva già ottenuto la fiducia senza il voto di 5 Stelle. Su queste dimissioni io ho un’idea ben precisa e cioè che Draghi, scegliendo di rimettersi alla mozione di Ferdinando Casini sapeva già  che Lega e Forza Italia non sarebbero state più disposte a votargli la fiducia che già sette giorni prima non gli avevano fatto mancare. Sembra chiaro che la sua decisione irrevocabile fosse stata gia presa e abbia voluto non continuare quell’esperienza politica, dicendo a tutti: “Ora arrangiatevi”.

     .Sono convinto, inoltre, che la decisione di Draghi non sia stata di gradimento nemmeno al Presidente della Repubblica Mattarella. Gli analisti politici storici, forse più in là, ci diranno qualcosa in più.

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