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venerdì 9 Dicembre 2022

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Il   1922 fu un anno difficile per Bagheria

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Giuseppe Martorana
6 minuti

Certe notizie di stampa di cento anni fa ci servono per conoscere meglio e più approfonditamente la nostra storia. Di quel periodo che va dalla fine della prima guerra mondiale fino al termine dell’anno 1922, ho parlato diffusamente in altri articoli pubblicati su “La Voce di Bagheria” e nel mio libro “Bagheria”.

Il predetto periodo, per quanto riguarda l’attività amministrativa nel nostro comune, è caratterizzato da crisi a ripetizione, dimissioni del primo cittadino e nomine di commissari prefettizi. La precaria situazione rallentava la vita amministrativa della città, creando molta tensione tra le varie forze politiche locali, tensione che, in un certo senso era paragonabile a quella della politica nazionale. Per cercare di porre rimedio all’incerta e travagliata vita nazionale, il Re Vittorio Emanuele III, per evitare disordini durante la dichiarata Marcia su Roma degli agguerriti movimenti fascisti, decise di affidare la carica di presidente del Consiglio a Benito  Mussolini.

Ritornando alla premessa iniziale, mi piace sintetizzare un articolo del corrispondente prof. Giuseppe Rotondo pubblicato dal giornale L’ORA del 30 marzo 1922 dal titolo 

Amministrazione rovinosa a Bagheria
Dopo avere ricordato che Bagheria era uno dei più grossi paesi della Provincia, con i suoi trentamila abitanti, deplora il caos e il mal governo, che, disgraziatamente, si trascinano da qualche tempo, senza che si delineasse la possibilità di ovviarvi. Si legge nell’articolo: “In nostre puntate precedenti abbiamo dato una minima idea del caos amministrativo e non abbiamo voluto addentrarci mai nel labirinto municipale, perché abbiamo sperato che, un giorno o l’altro, sarebbe subentrato l’ordine restauratore e, soprattutto, la coscienza del proprio mandato, da parte dei preposti all’amministrazione”.
L’articolista, che dichiara di aver perso ormai ogni speranza circa il ravvedimento degli amministratori, elenca tutta una serie di problemi cittadini tra i quali mette in evidenza quelli scolastici relativi all’arredamento ormai in pessimo stato e ai locali, senza aria e senza luce, presi in affitto, ritenuti inadatti a uso scolastico. Gli edifici Bagnera e Cirincione, infatti, furono costruiti rispettivamente nel 1932 e nel 1933, mentre nel piccolo comune di Ficarazzi un bellissimo edificio era sorto venti anni prima per l’impegno politico e l’opera meritoria di Francesco Paolo Tesauro.

In secondo luogo pone il problema della pulizia urbana, la quale – afferma il prof. Rotondo – “non esiste affatto. Gran parte delle strade di Bagheria sono dei veri pantani, ricolmi di mota verdastra e mefitica, vere fucine di malaria. La malaria ha invaso il paese mentre prima la malattia si sconosceva”. E aggiunge:

“L’illuminazione pubblica è pessima: molte vie sono al buio e dire che l’energia elettrica costa un occhio agli utenti. L’acqua si ha ad intervalli, l’ufficio annonario non funziona ed i rivenditori, specie i pescivendoli, danno addosso al compratore, facendo pagare la merce a prezzo di strozzinaggio. La cittadinanza freme perché si vede abbandonata dagli amministratori, la cui ignavia è degna di ogni biasimo. La via Oleandri è una lurida trazzera, ed i cittadini di quel rione hanno, molto opportunamente, pensato di coltivare la strada a fichidindieto, trapiantandovi le piante.  La via Angiò non è più praticabile dai carri, perché vi ribaltano; la via Quattrociocchi è inguardabile, la via Recezione intransitabile; nel rione Chiusa di Palagonia non si transita che a luce meridiana e con i dovuti riguardi.

 L’illuminazione pubblica è pessima: molte vie sono al buio e dire che l’energia elettrica costa un occhio agli utenti. L’acqua si ha ad intervalli, l’ufficio annonario non funziona ed i rivenditori, specie i pescivendoli, danno addosso al compratore, facendo pagare la merce a prezzo di strozzinaggio. La cittadinanza freme perché si vede abbandonata dagli amministratori, la cui ignavia è degna di ogni biasimo.

Per quanto riguarda il funzionamento del Consiglio comunale, disapprova il comportamento della maggioranza consiliare laddove spesso il Sindaco Galioto, per evitare che siano portati in discussione problemi importanti e scottanti proposti dalla minoranza, ricorre alla cattiva abitudine di far mancare il numero legale. Ciò non fa che esacerbare i cittadini che non vedono curati i loro interessi, ritenendosi trascurati e bighellonati.

L’articolo del prof. Rotondo si dilunga nell’elencare i tanti problemi che riguardano la città tra i quali segnala la sistemazione di piazzette e l’avvio di lavori stradali. Tra i più importanti quello riguardante il Consorzio dell’acqua di Risalaime che interessa i comuni del Circondario di Bagheria e la città di Palermo che vorrebbe avere l’acqua tutta per sé. A questo proposito non comprende perché la nostra amministrazione non abbia designato i rappresentanti in seno al Consorzio come già hanno fatto i comuni di Villabate, Ficarazzi, Misilmeri e Santa Flavia.

Più avanti ci sarà la risposta degli amministratori bagheresi, della quale parleremo in altra occasione.

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