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lunedì 3 Ottobre 2022

lunedì 3 Ottobre 2022

L’emergenza covid 19 a Bagheria. Parlano i medici. “I bagheresi si sono comportati bene”

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medici di base
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di Stefania Morreale
7 minuti

Ormai da qualche settimana l’emergenza Covid sta rientrando: i dati sui nuovi contagi sono confortanti e il ritorno ad una vita normale, seppure con qualche precauzione necessaria, non sembra così lontano.
Bagheria, con i suoi 55 mila abitanti, ha affrontato l’emergenza di questi mesi seriamente e responsabilmente, e forse proprio grazie alla grande responsabilità mostrata dai bagheresi i casi di coronavirus accertati nella città non sono stati tantissimi.
I primi a fornire aiuto e a dettare delle linee guida efficaci sono stati i medici della nostra città che si sono attrezzati al meglio per fornire assistenza sanitaria riducendo i rischi di contagio.


“Durante questo periodo in cui da parte delle Asl ci è stato consigliato di ridurre al massimo i contatti con i pazienti -spiega il dottore Vittorio Panno, Presidente dell’Associazione medica bagherese- Sono stati utilizzati di routine il ricevimento per appuntamento, una pratica che personalmente adotto con successo e con soddisfazione anche da parte del paziente da circa 25 anni, e l’invio delle ricette a casa del paziente tramite email o whatsapp, anche questa molto apprezzata dai pazienti. Queste due novità penso che rientreranno nella routine quotidiana degli ambulatori di medicina generale perché permettono una ottimale gestione degli stessi”.

“Anche in continuità assistenziale abbiamo dovuto in qualche modo affrontare la pandemia -racconta la dottoressa Paola Gennaro– Dopo qualche difficoltà iniziale legata all’approvvigionamento dei DPI (ci era stata fornita solo qualche mascherina chirurgica, e giusto pochissime FFP2 da usare in caso di necessità) nel corso delle settimane lentamente abbiamo iniziato a ricevere anche le FFP2 come dotazione al singolo medico, e così ci siamo sentiti un po’ meno “vulnerabili”. Dall’altra parte, i nostri concittadini hanno quasi sempre compreso la circostanza particolare che ci siamo trovati ad affrontare, per cui il numero di accessi si è nettamente ridotto, almeno da marzo a fine aprile”.

Il numero ridotto di accessi in guardia medica, ma anche in pronto soccorso, è un dato che fa riflettere: se, da una parte, è da leggere come un dato positivo, indice di una maggiore attenzione del cittadino rispetto alle vere esigenze sanitarie, dall’altra parte ci preoccupa, alla luce di recenti studi che dimostrano quanto sia aumentata la mortalità soprattutto per malattie cardiovascolari in questi mesi, a causa di una mancata prevenzione o di un pronto intervento.
“Durante il covid si è registrato un calo statisticamente significativo molto importante degli accessi in pronto soccorso e dei ricoveri per infarto miocardico -afferma il cardiologo Antonino Di Franco– così come si è registrato un calo dei pazienti che si sono recati dal cardiologo quando avevano problemi o quando dovevano fare delle visite di controllo.

Tutto questo ovviamente non è dovuto al fatto che sono diminuite le patologie cardiovascolari o l’incidenza degli infarti in questi mesi, ma semplicemente questo dato è legato al fatto che i pazienti non hanno effettuato controlli che dovevano e di conseguenza i ricoveri per infarto sono calati, ma la mortalità per infarto è nettamente aumentata. Ci sono studi in particolare sulla situazione italiana che dimostrano questo. L’invito è a non sottovalutare un sintomo perché fare un controllo in più, recarsi in pronto soccorso quando necessario, potrebbe salvare una vita”. 

‘La virtù sta in mezzo’, dicevano i latini; così dovremmo imparare a riconoscere quando sia il caso di rivolgersi ad uno specialista o ad un pronto soccorso, e quando no. E un aiuto, in questo senso, può fornircelo proprio il medico di famiglia e gli ambulatori territoriali “questa epidemia ha messo in evidenza l’importanza della medicina del territorio- continua il dottore Panno- infatti dove si è lavorato per smantellarla, come in Lombardia, è successo un disastro. Il ruolo della medicina generale dovrà essere ancora più pronunciato ed importante in questa seconda fase dell’epidemia da Covid. Infatti oltre all’impegno per prevenire la riaccensione di vecchi focali, bisogna lavorare con attenzione particolare per prevenirne di nuovi. Per quest’ultima operazione è necessaria la collaborazione dei pazienti che debbono rispettate con meticolosità le raccomandazioni che vengono dal mondo scientifico. Per fortuna, anche se ancora purtroppo si conosce poco di questo virus, in questa fase 2 ci si presenta meglio attrezzati con l’istituzione delle USCA e con una maggiore attenzione da parte dei pazienti e dei medici che devono considerare, fino a prova contraria, una probabile infezione da Covid qualsiasi febbre di origine non chiara. Per la terapia anche a casa dei pazienti Covid non critici si aspettano i risultati ufficiali dei trial in corso anche se fino ad oggi, da indiscrezioni, non ci sono risultati univoci”.

“La fase 2 -continua la dottoressa Gennaro- ha riportato le persone in strada e quindi anche in guardia medica. Cerchiamo sempre di spiegare a tutti che gli accessi continuano a essere contingentati, e voglio anzi approfittare di questo spazio molto seguito per ribadire che è sempre indicato in prima battuta rimanere a casa e contattare il medico per telefono: spesso le situazioni cliniche sono gestibili a distanza e si evitano così uscite e contatti non necessari e potenzialmente pericolosi, fermo restando che si rimane a disposizione per una visita medica qualora se ne dovesse ravvisare la necessità”.

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