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domenica 7 Agosto 2022

domenica 7 Agosto 2022

Mafia e usura. Sgominato giro ed estorsione fra Bagheria, Ficarazzi e Villabate: dieci arresti

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Carabinieri arresto
5 minuti

 All’alba di questa mattina, nell’ambito di un’operazione congiunta, i militari della compagnia dei carabinieri di Bagheria e del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza hanno arrestato 10 persone, in esecuzione di un provvedimento applicativo di misura cautelare emesso su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo – Sezione territoriale di Palermo, di cui 9 in carcere e 1 agli arresti domiciliari. Altre 11 persone sono indagate a piede libero. Coinvolto anche il bagherese Giuseppe Scaduto, 75 anni.
I militari hanno sequestrato un locale commerciale adibito a laboratorio e relativo terreno e un bar-tavola calda di Villabate con annesso chiosco, per un valore complessivo di circa 500.000 euro. I reati contestati sono, a vario titolo, concorso esterno in associazione di tipo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al delitto di usura, usura e estorsione aggravate dalla metodologia mafiosa e trasferimento fraudolento di valori. L’attività investigativa, iniziata nell’aprile 2018, ha scoperto che gli affari illeciti venivano messi a segno tra i Comuni di Bagheria, Ficarazzi e Villabate. I carabinieri hanno accertato che le vittime erano tutte in evidente stato di indigenza e in una chiara posizione di insolvenza, costrette a rivolgersi agli arrestati per poter ricevere dei prestiti con un tasso usuraio variante. Tassi che, a seconda degli episodi, variavano dal 143% annuo e raggiungevano anche il 5.400% annuo (a fronte di un prestito di 500 euro, la somma da restituire in soli 4 giorni diventava di 800 euro). Alle vittime, inoltre, la restituzione della somma di denaro prestata veniva richiesta mediante violenza o minaccia, a titolo di compendio estorsivo.

Le attività illecite venivano svolte con metodologia mafiosa. I sodali evidenziavano alle vittime la provenienza mafiosa del denaro oggetto di finanziamento, con il chiaro intento di incutere timore e di garantirsi la restituzione degli importi pattuiti.

L’organizzazione criminale, anche con la collaborazione di una funzionaria in servizio presso la società “Riscossione Sicilia S.p.A.” (che forniva illecitamente notizie riservate circa le posizioni debitorie di numerosi soggetti), una volta individuate le potenziali vittime, assicurava loro la possibilità di ricevere dei prestiti ai tassi usurai descritti.

L’analisi del considerevole materiale investigativo acquisito anche con articolata attività tecnica e i puntuali riscontri eseguiti dai militari, consentivano di delineare con esattezza i ruoli ricoperti da ciascuno degli indagati.

Tra i vari episodi estorsivi, in relazione ai quali il GIP ha ritenuto fondati i gravi indizi di colpevolezza, è stato documentato anche il coinvolgimento di Giuseppe Scaduto, 75 anni, già capo del mandamento di Bagheria ed all’epoca sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari, il quale delegava Atanasio Alcamo, 45 anni,  già imputato per 416-bis, entrambi destinatari della misura cautelare oggi eseguita.
Sono, inoltre, stati oggi tratti in arresto: Giovanni Di Salvo, 42 anni,  quale capo e organizzatore del sodalizio,  l’avvocato Alessandro Del Giudice, 53 anni, in qualità di promotore e procacciatore di clienti, Simone Nappi, 50 anni,  per esser stato intermediario e erogatore materiale dei prestiti, Antonino Troia, 57 anni, detto ‘Nino’, Giovanni Riela, 49 anni, Gioacchino Focarino, 69 anni,  detto ‘Gino’, Antonino Saverino, 66 anni, detto ‘Nino’ e Vincenzo Fucarino, 72 anni, (agli arresti domiciliari) coinvolti a vario titolo nell’associazione. L’indagine, convenzionalmente denominata “Araldo”, è stata avviata focalizzando inizialmente l’attenzione investigativa sull’avvocato Del Giudice, pienamente inserito nel suddetto sistema di erogazione illecita di prestiti, che, in qualità di legale di un “uomo d’onore” intraneo alla famiglia mafiosa di Misilmeri, aveva assunto, ripetutamente, la veste di portavoce del proprio assistito detenuto per messaggi e direttive da veicolare fuori dall’istituto penitenziario, garantendogli la periodica comunicazione con gli altri associati e la gestione indiretta delle attività imprenditoriali, fittiziamente intestate a terzi, nelle quali aveva investito i proventi di pregresse attività delittuose.

L’attività di esecuzione, svoltasi a Palermo e provincia, ha visto l’impiego congiunto di circa 70 militari della Guardia di Finanza e dell’Arma dei Carabinieri.

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