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mercoledì 30 Novembre 2022

mercoledì 30 Novembre 2022

Periodo borbonico, per Bagheria stato di semibarbarie

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martorana
Giuseppe Martorana
5 minuti

     Gli anni della dominazione borbonica non furono certamente positivi per il popolo siciliano. Lo stato di arretratezza della popolazione, nel contesto di una miseria che colpiva principalmente il mondo contadino, rendeva ancora più difficile la soluzione di tutta una serie di problemi sociali di cui i Borboni erano consapevoli, ma che non riuscivano a risolvere positivamente per la classe più povera.

     Bagheria non faceva nessuna eccezione. Ferdinando II, salito al trono nel 1830, non fu del tutto immobile; anzi, nel vastissimo Regno delle Due Sicilie, diede impulso a un’infinità di opere pubbliche (ferrovie, strade, porti, ponti, bonifiche, ecc.), cercando nel frattempo di amministrare con onestà e rettitudine. Per venire incontro ai bisogni di chi non lavorava, degli ammalati e degli elemosinanti, in ogni comune era stata costituita la Commissione dei Soccorsi che assegnava sussidi temporanei ai bisognosi.
     Attraverso le opere pubbliche locali (strade interne, trazzere interpoderali, ecc.) si raggiungeva anche lo scopo di “trovare modo di occupare in lavori di pubblica utilità la povera gente compresa quella, abbastanza numerosa dell’abitato dell’Aspra, la quale, in estrema miseria – scrive il Luogotenente Duca di Laurino, Intendente della Provincia di Palermo – merita tutta la considerazione di V.E., e i soccorsi che le circostanze consentono”. È di questo periodo – marzo 1844 – l’appalto per la costruzione della strada dal Fondo Angiò a Bellacera (un chilometro e mezzo circa) per la spesa di ducati 1.080, corrispondenti a lire 4.590.     Sulle condizioni disastrose e scoraggianti anche dell’istruzione prima del 1860, non posso non riportare quanto affermato dal prof. Sante Lo Cascio: “Verso la metà del secolo passato, anzi fino al 1860, Bagheria trovavasi in uno stato di semibarbarie e di assoluta apatia. Era una popolazione essenzialmente agricola, con pochi artieri, pochissime famiglie agiate e qualche raro professionista, notaio o patrocinatore, o medico, o farmacista. Tranne pochissimi, tutti vivevano del lavoro delle proprie braccia, ereditando dal padre l’arte come il nome, senza spingere mai lo sguardo al di là delle consuetudini paterne, ad uno stato meno disagiato. Il paese di per sé era povero, né poteva essere altrimenti, attesa la grande ristrettezza del terreno coltivabile e l’empirismo onde si esercitava l’agricoltura, per mezzo di norme tramandate da padre in figlio. E la cultura intellettuale? E la pubblica  istruzione? Nulla! Pochissimi sapevano leggere e fare qualche calcolo aritmetico, più a memoria che per iscritto, ed in quest’ultimo caso con metodi preadamitici. Ai giovanetti solo presso le famiglie agiate, s’insegnava oltre a leggere, a scrivere qualche lettera d’affari con frasi convenzionali, o qualche ricevuta, a far di conto e nulla più; di storia, di geografia, di scienze naturali, di bello scrivere chi ne aveva idea? Chi ne sentiva bisogno o desiderio? Ma, dato pure che sete di cultura ci fosse, che non c’era, a qual fonte ricorrere per dissetarsi? Chi esercitava l’insegnamento? Nessuno che fosse degno del nobile nome di maestro”.
     L’on. Giuseppe Speciale, nel volumetto Appunti per una Storia di Bagheria, riferendosi alla mancanza di maestranze qualificate e di tecnici nel nostro paese, annota: “Quando nel 1865 si dovette procedere alla complicata divisione delle terre dell’Accia, a Bagheria non c’era un agrimensore, e se ne dovette far venire uno da Misilmeri”.
     Tutto ciò prima che iniziasse l’attività di educatore il sacerdote Francesco Castronovo che cominciò a insegnare nelle nostre scuole elementari qualche anno dopo il raggiungimento dell’Unità d’Italia. Proprio dall’anno scolastico 1863-64, alle prime due classi elementari maschili previste dalle leggi sulla Pubblica Istruzione del governo borbonico, cominciarono a funzionare la terza e la quarta classe. Il sacerdote Castronovo ebbe il privilegio di diventare “proprietario” della quarta classe che consentiva l’iscrizione alla scuola ginnasiale. Fino al 1914, però, non essendo stata istituita la scuola ginnasiale nel nostro paese, chi voleva e soprattutto chi poteva doveva frequentare le scuole di Palermo.

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