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mercoledì 5 Ottobre 2022

mercoledì 5 Ottobre 2022

Referendum. Le ragioni del “Si” di Maria Laura Maggiore e del “No” di Maria Saeli

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maggiore saeli
8 minuti

Il 20 e il 21 settembre 2020 si voterà per un referendum costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari di Camera e Senato. I seggi sono aperti domenica 20 settembre dalle 7 alle 23 e lunedì 21 dalle 7 alle 15.
Il sì dà il via libera alla riduzione del numero dei parlamentari, con la modifica degli articoli 56 e 57 della Costituzione. Il numero dei deputati passerebbe dagli attuali 630 a 400, quello dei senatori eletti da 315 a 200. Cifre che includono i parlamentari eletti all’estero: con la riforma 8 deputati (oggi sono 12) e 4 senatori (oggi sono sei).
Abbiamo sentito due esponenti per il si e per il no.
Si tratta di Maria Laura Maggiore, per il Si e Maria Saeli per il No.

Il mio SI al Referendum. Maria Laura Maggiore
Il 20 e 21 settembre i cittadini saranno chiamati ad esprimersi per il referendum sul taglio dei Parlamentari.
Il mio voto sarà un SI convinto. La riforma prevede la sola riduzione dei rappresentanti della Camera che passano da 630 a 400 mentre i rappresentanti del Senato passano dagli attuali 315 a 200. Non si modifica l’impianto dei padri Costituenti che hanno scelto il bicameralismo perfetto ossia un sistema nel quale Camera e Senato conservano i medesimi compiti legislativi. Ho assistito sul web e sulle chat private a rappresentazioni sulle motivazioni del NO che apparivano costruite per ingenerare errate convinzioni sui cittadini ed è per questo motivo che ho scelto di intervenire nel dibattito pubblico. È utile esprimere in sintesi alcune delle motivazioni che mi porteranno a votare SI al Referendum e, perché no, ricordare ai cittadini un pezzo di storia delle elezioni parlamentari bagheresi. Ho letto che riducendo il numero si riduce la rappresentatività dei territori. Allora ricordiamo insieme alcuni dei candidati del 2018. Per il Movimento Cinque Stelle abbiamo avuto, poi elette, Caterina Licatini e Vittoria Casa. La capolista del PD è stata Elena Boschi. Nel centro destra abbiamo persino avuto la candidatura di Gabriella Carlucci e l’onorevole Gabriella Giammanco dove è stata eletta? In Sicilia Orientale, non nel nostro collegio. Ecco una rappresentazione plastica di come il tema della scarsa rappresentatività dei territori non risieda nei numeri ma nelle scelte operate dai gruppi dirigenti (perché non abbiamo le preferenze) che spesso proprio dei territori non hanno nessun rispetto ma usano le elezioni come se stessimo giocando a Risiko. Infatti nella legge elettorale non si vincola (ed è un consiglio che mi sento di dare ai nostri parlamentari) l’eleggibilità al luogo di residenza e consente, ad oggi, di candidare la stessa persona in più collegi. A questa considerazione ne aggiungo un’altra più tecnica. Già nel dibattito in seno ai Costituenti si parlò di numero dei parlamentari, considerato elevato. Nei decenni la Costituzione è cambiata e molte sono state le riforme bipartisan volte a ridurre il numero dei parlamentari. Ma vi è di più. Dal 1948 ad oggi le competenze parlamentari si sono via via ridotte spostando gradualmente il potere legislativo esclusivo sulle regioni. La Sicilia ad esempio ha competenza esclusiva in materia urbanistica tant’è che se le norme nazionali non vengono recepite sono inapplicabili. Vi è di più. In questo momento storico abbiamo anche compreso come la stessa Sanità sia competenza regionale (come l’aumento e riduzione dei posti letto) ed è altresì competenza delle Regioni quella relativa all’erogazione dei servizi ai disabili. L’elencazione è lunga ed ha mero valore esplicativo e non esaustivo ed è compiuta solo per comprendere come nei decenni le competenze del Parlamento si siano via via ridotte spostandosi sulle Regioni. Non entro poi nella querelle relativa agli “assenteisti del Parlamento” o alla “riduzione dei costi” perché non sono elementi che costituiscono il vulnus della questione. Credo in una modifica che ha una ragion d’essere. Comprendo le difficoltà di molti parlamentari che pur avendo votato SI oggi si trovano a tutelare le ragioni del NO consapevoli che la riduzione degli scranni avrà come inevitabile effetto la fine del “baratto politico” per un posto al sole sicuro.”

Il mio No al Referensum. Di Maria Saeli
“Tra qualche giorno i cittadini saranno chiamati ad esprimersi per il referendum sul taglio dei Parlamentari. Un referendum confermativo per il quale non è previsto il quorum. Votando SI, dunque, i cittadini confermano di voler procedere con il testo della riforma, votando NO, invece, si dichiarano contrari. Più Europa si è da subito schierata per il NO– unico partito a prendere immediata posizione a riguardo – e convintamente voterò anche io NO a questa riforma. Un taglio come quello proposto servirà solamente a svilire il Parlamento delle sue funzioni. Sono personalmente d’accordo con una riduzione del numero, purché questa venga accompagnata da una vera riforma sul bicameralismo perfetto. Tagliare linearmente il numero dei Parlamentari, senza modificare null’altro mi pare sia semplicemente un progetto pericoloso. Tanto più se a proporlo è lo stesso partito del “in futuro il Parlamento non servirà più”. La Costituzione è un sistema, modificabile certamente, ma coerente. Non si può pensare che ridurre a 400 i Deputati e a 200 i Senatori sia la stessa cosa che avere 600 Rappresentanti in un’unica Camera. Intere Regioni, Sicilia compresa, vedranno una drastica riduzione della loro rappresentanza con la conseguenza che le grandi città – e solamente quelle – avranno la possibilità di poter eleggere qualcuno in Parlamento, a discapito dei territori “minori”. Anche l’assunto dei sostenitori del Si, che con meno Parlamentari si avrà più qualità, lascia il tempo che trova. La politica nazionale sarà appannaggio della “casta”, di chi ha ingenti risorse economiche e sempre più delle segreterie di partito. Anche le ragioni economiche, di un taglio agli sprechi della politica, non convincono granché. Anche Luigi di Maio adesso si trincera su altre motivazioni per sostenere la sua causa. Ci sono sicuramente altri modi per ridurre gli sprechi, considerando tra l’altro che quello che ogni cittadino andrà a “risparmiare” con questo taglio è semplicemente il costo di un caffè all’anno. Non voglio barattare la mia rappresentanza con un caffè. C’erano – e ci sono ancora – altri modi per abbattere i costi della politica e gli sprechi, che intervenire addirittura con una riforma costituzionale. Bisognerebbe lavorare ad un cambio di passo, vero e reale, nella classe dirigente. Bisognerebbe pretendere di essere rappresentati meglio, non meno.”

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